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Femminicidio distorto negli eventi istituzionali
di
Francesco P. Esposito *
NON CAPISCO NIENTE - NON CI DEVO ANDARE PIÙ ???! -
Sono il relatore. E ogni volta mi chiedo: ma che ci vengo a fare?
Primo convegno: assessore alla sicurezza.
Due ore su telecamere e controllo del vicinato. Come se il femminicidio fosse un furto al supermercato.
Secondo convegno: “assessore” (perché “assessora” la offende). Monologo sulle donne migranti che non si integrano e non denunciano. Traduzione: se non denunciano è colpa loro. Certo.
Terzo convegno: arriva la sindaca (che si fa chiamare sindaco) e parte con “parliamo di tutte le violenze”. Poi la perla: “i numeri sono uguali” tra donne e uomini. E li chiama pure “maschietti”. In quel momento capisco che non è un convegno: è una seduta di ipnosi collettiva.
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Perché succede questa magia nera istituzionale?
• Tema scomodo = riflesso automatico sul “controllo” (telecamere, ronde, sorveglianza). È rassicurante, fa scena, sembra “azione”. Ma la violenza di genere non è un furto d’auto.
• Scarico di responsabilità = colpa spostata sulla vittima (“non denunciano”, “non si integrano”). È comodo: se il problema è lei, l’istituzione può restare immobile e pure sentirsi virtuosa.
• Benaltrismo travestito da equilibrio (“uguale per uomini e donne”). Non è neutralità: è anestesia. Mischiare tutto significa non affrontare niente.
Il punto non è “litigare” con l’assessore/sindaco di turno. Il punto è smontare il meccanismo: quando la politica entra in sala, spesso non porta strumenti.
Porta narrazione, e la narrazione più facile è quella che non costa niente: controllo, moralismo, statistica buttata lì.
E allora la domanda vera è: a cosa serve un convegno, se l’unico risultato è sentirsi più soli e più arrabbiati?
Serve solo a fare foto, hashtag, pacche sulle spalle e a produrre l’ennesimo pannello di gente che parla per non dire.
Io a questi incontri ci vado ancora, ma con un obiettivo diverso: selezionare chi ragiona per metodo e chi recita per ruolo.
Perché la prevenzione non è una frase. È una filiera: segnali precoci, rischio, escalation, presa in carico, protezione reale, accountability. Tutto il resto è teatro.
Se anche tu esci da questi eventi pensando “ma che diamine ho appena ascoltato”, sappi che non sei “un coglione”.
Sei solo uno che ha ancora il vizio di prendere sul serio le parole.
E oggi è già una cosa rara.
* Criminologo forense, componente del Comitato tecnico-giuridico dell'Osservatorio
 
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