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04 marzo 2026
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Fuoco amico e basi a fuoco: aggiornamenti
di Francesco Dall'Aglio

Il Wall Street Journal, citando "persone informate sui rapporti iniziali", pubblica un'altra versione dell'incidente di fuoco amico di cui abbiamo già scritto ieri: ora il responsabile non sarebbe più l'antiaerea ma un F/A-18, sempre kuwaitiano.

Durante una fase particolarmente convulsa dell'attacco iraniano che ha tra l'altro portato alla distruzione di un centro comando statunitense e alle uniche (per ora) perdite umane dichiarate dagli USA, il pilota di un jet kuwaitiano avrebbe fallito l'identificazione dei tre aerei statunitensi e avrebbe lanciato tutto l'arsenale aria-aria a sua disposizione, abbattendoli tutti e tre.

Il nostro Di Feo, stranamente silenzioso negli ultimi giorni, si è subito aggregato con entusiasmo: ah questi mediorientali, comprano "le armi migliori" (un F/A-18 "arma migliore"?) ma poi le fanno utilizzare "dai poco disciplinati rampolli della nobiltà" e quelli combinano casini. L'onore dell'USAF è salvo anche in questo caso: antiaerea o aviazione che sia hanno sempre sbagliato gli altri, anche se utilizzavano materiale americano.

La nuova versione ha ovviamente rinfocolato dubbi e sospetti su una storia decisamente strana e in parecchi pensano che questi siano aggiustamenti di tiro per arrivare prima o poi alla verità, cioè che i tre F-15 sono stati abbattuti dagli iraniani, ipotesi che ovviamente circolava da subito.

Il motivo per cui, applicando il rasoio di Occam, si continua a preferire l'ipotesi del fuoco amico non è certamente la supposta (dai NAFO e dai loro amici ancora più scemi) incapacità degli iraniani di abbattere i supersuperjet americani fortissimi velocissimi inafferrabili, perché hanno modo di farlo sia con i sistemi antiaerei di cui sono dotati che, più difficilmente, con l'aviazione, ma perché se fossero stati gli iraniani saremmo di fronte a un fallimento della rete di rilevamento statunitense ancora più catastrofico di quanto già non sia.

Ora che i filmati di tutti e tre gli aerei abbattuti sono disponibili si nota infatti che tutti e tre sono stati colpiti nella zona del motore (cosa che sarebbe compatibile con un missile a ricerca di calore, quindi l'ipotesi del missile aria-aria non è campata in aria però non ci sono scie intorno) e che tutti e tre prima di essere colpiti non hanno effettuato manovre evasive né hanno lanciato contromisure per distrarre i missili.

Ora, un aereo o una batteria contraerea iraniana si sarebbe trovato almeno a 240-250 km dai tre aerei, e se li avessero colpiti loro significa che non hanno funzionato né i radar di allerta né quelli di tutti e tre gli aerei; molto più semplice ipotizzare che il motivo del mancato rilevamento stia a monte, nel fallimento di un singolo sistema IFF, aereo o batteria che fosse, o nell'impulsività di un operatore piuttosto che una cosa del genere che vorrebbe dire mettere a terra l'intera flotta aerea per capire che accidenti è successo.

Potrebbero essere stati disturbati? Potrebbero, ma un disturbo a questo livello sia dei radar a terra che di quelli in volo è difficile. Potrebbero essere stati presi di mira da sistemi spalleggiabili? Potrebbero ma, a parte che non si vedono le scie, tre colpi tre centri è cosa più da videogioco che da azione militare (e anche qui, i radar dei tre aerei sono rimasti muti). Soluzione elegante ma anche questa non troppo probabile sono i droni armati.

I russi hanno cominciato a montare sui loro Geran dei sistemi antiaerei, ma non si vedono droni in volo, non si vedono scie e i tre aerei sono venuti giù nello stesso momento, per cui anche qui la cosa più probabile è che si sia trattato di un solo lanciatore e non di tre diversi (anche qui, aereo o batteria che fosse). La cosa importante, ad ogni modo, è scaricare la colpa sui kuwaitiani.

Per quanto riguarda i radar, ad ogni modo, gli iraniani ne stanno centrando parecchi e a quanto pare nemmeno con i missili ma con i "semplici" droni Shahed, la vera wunderwaffe di questi anni in versione iraniana o russa che sia (o americana, visto che anche loro l'hanno copiata paro paro. Si chiama LUCAS). Gli attacchi sono stati mirati proprio a quelle strutture, non hanno lanciato centinaia di droni sperando che qualcosa arrivasse.

A oggi risultano colpiti (e ne dà notizia il New York Times) 2 radar AN/GSC-52B in Bahrein, 3 radome della base di Arifjan in Kuwait (non si sa cosa ci fosse sotto e che danni ha riportato), due radar (quattro per altre fonti) AN/TPY-2 per i sistemi antimissile THAAD (uno negli Emirati e uno in Giordania), e un AN/FPS-132 nella base di Al Udeid in Qatar, più una serie di infrastrutture in Kuwait (distrutte durante l'attacco che ha portato indirettamente all'abbattimento dei tre caccia USA), e danni alla base di Prince Sultan in Arabia che ospita un AN/TPY-2.

È un elenco parziale e va tenuto presente che dalle foto satellitari non si capisce granché dei danni effettivamente riportati: danni che però sono seri, perché frammentano la copertura radar e rallentano i tempi di risposta ai missili balistici iraniani. Il tutto è bypassabile, ad esempio affidando i "buchi" nella copertura agli aerei-radar, ma li devi trasferire, quindi toglierli da altri teatri, eccetera.

Ulteriore preoccupazione è che la base della Quinta Flotta in Bahrein è sostanzialmente inutilizzabile e ha subito danni molto gravi (tutti i filmati degli incendi in Bahrein si riferiscono a quella base). Siccome la base di Dubai non può essere usata per ovvi motivi (gli ovvi motivi sono gli houthi parcheggiati sull'altra sponda del Mar Rosso) l'unica base davvero sicura per la flotta statunitense è Diego Garcia, nel bel mezzo dell'Oceano Indiano.

Tutti questi sviluppi, chiaramente non previsti, spiegano le facce costernate dei senatori statunitensi dopo il briefing dell'amministrazione. La campagna elettorale per le elezioni di mid-term si annuncia scoppiettante.

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