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02 marzo 2026
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Crosetto e la parabola dei ciechi
di Alessandro Negrini *

L’arte, quando è tale, parla di noi - sempre, anche a distanza di secoli.

C’è un quadro che parla di noi oggi. Una fila di uomini avanza barcollando, uno dietro l’altro, incapace di vedere la voragine sotto i piedi e trascinata inevitabilmente verso la caduta. I bastoni che dovrebbero guidarli diventano corde che li spingono giù.

È “La parabola dei ciechi” di Pieter Bruegel il Vecchio (1568). Non è un racconto lontano e antico: è il nostro presente.

Il potere, sempre più osceno e arrogante, brucia ogni parvenza di diritto e umanità. Bombardano l’Iran, dopo il Venezuela, dopo aver rapito un presidente, dopo Minneapolis e i cittadini trucidati, e ogni giorno ancora nel luogo più innominabile: Gaza.

Bombardano. Invadono. Umiliano l’umano.

Ciechi. Che si fanno guidare da ciechi.

Il nostro governo? Inchinato, servile, un tappetino lucido sotto le scarpe di genocidi e pedofili, sdraiati sotto i piedi di chi cerca il potere totale. E noi? Dove siamo? Cosa siamo diventati?

Siamo ciechi guidati da ciechi, come nel quadro di Bruegel. Ciechi che ascoltano la solita, eterna, rivoltante canzoncina: “È un bombardamento preventivo per la libertà e per la nostra difesa”. Ma per la libertà e la difesa di chi? È sempre la loro: quella di chi beneficia della nostra cecità e del nostro silenzio.

Questa guerra provoca e provocherà danni concreti alle nostre vite. Una conflittualità aperta in Medio Oriente si riflette sui prezzi dell’energia: l’Italia importa oltre il 90% del proprio gas e il 95% del petrolio consumato, con effetti diretti sui costi dell’elettricità e dei carburanti.

Chi paga e chi pagherà il costo di questo delirio di potenza da un lato e sudditanza dall’altro? Le classi più povere. Qui, e in Iran.

Dietro i numeri ci sono persone e famiglie: in Italia quasi 6 milioni vivono in povertà assoluta, incapaci di far fronte alle spese essenziali. Tra questi, oltre 1,2 milioni sono minori. Bambini stritolati da una crisi economica e sociale che si approfondisce ogni anno.

Tutto questo mentre, qui da noi, per una visita medica si aspetta quasi un anno quando va bene. I rider guadagnano pochi euro l’ora in condizioni che somigliano a schiavismo moderno. Aiutano la sanità privata, tagliano su diritti e servizi, ignorano cifre agghiaccianti di cassa integrazione, povertà e rinuncia ai diritti minimi di esistenza — salute, casa, sopravvivenza. Mentono con la stessa facilità con cui respirano.

E mentre tutto questo accade, loro - i nostri governanti - diventano sempre più casta intoccabile.

Si definiscono “patrioti”. E invece sono solo patetici: bianchi, ricchi, ciechi nel privilegio e nell’arroganza.

Il patriota difende l’autodeterminazione dei popoli, non la prepotenza del più forte mascherata da libertà. E quello che sta accadendo in Iran non è patriottismo: è fascismo ri‑brandizzato, venduto come inevitabile e normale.

È il momento di fare ciò che dovrebbe essere normale, l’unica cosa da fare davvero. Chiediamo le dimissioni di Guido Crosetto, ministro della Difesa - non per capriccio, ma per responsabilità istituzionale. Crosetto è rimasto bloccato a Dubai con la famiglia mentre piovevano bombardamenti sull’Iran e nel Golfo, ignaro per ore della gravità degli eventi e delle implicazioni di una crisi internazionale che coinvolge alleanze, vite umane e sicurezza globale.

Un ministro della Difesa che resta fuori dal paese, ignaro di tutto ciò che sta per accadere, mentre il mondo brucia, non va difeso: va sostituito. Chi guida la Difesa deve sapere dove si trova, cosa sta succedendo, deve prevedere e proteggere, non improvvisare o restare cieco mentre altri muoiono.

Guardate ancora Bruegel. Quei ciechi non cadono per destino: cadono per connivenza. Così come oggi, se restiamo muti e spettatori, cadremo anche noi - allineati, ciechi, trascinati nell’abisso. Io non intendo farmi masticare in questo silenzio. Non oggi.

Chiediamo tutti le dimissioni dell'autodichiarato patriota Guido Crosetto.

E che sia solo l’inizio della fine della cecità.

* Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio

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