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USA: prime vittime nella guerra contro l'Iran, scoppia la rivolta polemica
di
Leandro Leggeri
Il Pentagono ha confermato la morte di tre militari statunitensi e il grave ferimento di altri cinque durante le operazioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Si tratta delle prime vittime americane dall’inizio del conflitto. Secondo fonti ufficiali citate da NBC News, l’attacco che ha causato le perdite sarebbe avvenuto in Kuwait, dove sono presenti asset militari USA.
Il Comando Centrale statunitense ha riferito che altri militari hanno riportato ferite lievi da schegge e commozioni cerebrali. Le operazioni militari, ha precisato il Pentagono, proseguono senza interruzioni.
Le morti hanno provocato una forte reazione politica interna negli Stati Uniti, soprattutto negli ambienti che accusano la Casa Bianca di aver trascinato il paese in una guerra percepita come funzionale agli interessi israeliani. Esponenti repubblicani e democratici hanno criticato apertamente Donald Trump, che in campagna elettorale aveva promesso la fine delle guerre all’estero.
L’ex deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene ha definito l’intervento “assolutamente inutile e inaccettabile”, accusando Trump e i vertici dell’amministrazione di aver tradito l’impegno del “no more foreign wars”. Il senatore democratico Chris Van Hollen ha parlato apertamente di una “guerra di scelta” che non avrebbe dovuto essere combattuta.
Anche figure centrali del mondo MAGA hanno preso le distanze dall’operazione. Il commentatore conservatore Tucker Carlson ha definito l’attacco congiunto USA-Israele “assolutamente disgustoso e malvagio”, avvertendo che la decisione rischia di spaccare in profondità la base elettorale di Trump. Altri influencer e podcaster pro-Trump hanno parlato di tradimento politico e di una rottura irreversibile con la promessa dell’“America First”.
Le prime vittime statunitensi stanno così trasformando il conflitto in un caso politico interno di primo piano, alimentando il dibattito su legittimità, obiettivi e costi di una guerra che, secondo molti critici, non risponde agli interessi nazionali americani ma a una dinamica di alleanza con Israele.
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