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Fuoco amico
di
Francesco Dall'Aglio
Perdere un aereo ‟blue on blue”, per fuoco amico, è una cosa che ogni tanto succede e va messa in conto. Perderne due nelle stesse circostanze e nella stessa mattinata è già molto più raro e bisogna iniziare a farsi qualche domanda. Se ne perdi tre, ‟Signora lei è una donna piuttosto distratta”, per dirla con De André.
Però, a quanto comunica il CENTCOM statunitense, questo è quello che è successo stamattina alle 7.03 nei cieli del Kuwait, quando tre F-15E sono andati giù ‟apparentemente per un incidente di fuoco amico”. Non abbiamo altre informazioni e quindi non è facile capire come si sia verificato questo ‟apparente incidente”, che dal comunicato del CENTCOM pare avvenuto in contemporanea, per tre aerei che, se erano impegnati in una operazione anti-drone, di certo non volavano in formazione e infatti i filmati disponibili mostrano un singolo aereo che viene colpito, senza traccia degli altri due.
L’ipotesi più probabile è che una singola batteria abbia fallito l’IFF (Identification Friend or Foe, Identificazione Amico o Nemico) e che il sistema abbia classificato i tre aerei (che sul radar non si vedono, si vede solo il tracciato del loro movimento, e non si vede nemmeno la reale distanza tra loro) ‟hostile” o più probabilmente ‟unknown”. L’operatore ha quindi dovuto decidere subito cosa fare e ha deciso di lanciare contro tutti gli obiettivi non classificati ‟amici”, immaginando evidentemente di avere a che fare o con tre caccia o con tre missili iraniani.
Senza ironie, il sistema si è comportato benissimo perché tutti e tre i bersagli sono stati colpiti, e con tutta probabilità si tratta di un Patriot.
La difesa antiaerea del Kuwait schiera anche i NASAMS, gli HAWK e i nostri (nel senso di italiani) Spada 2000, ma il radar del Patriot è l’unico che può ingaggiare tre bersagli (o più) in contemporanea e il sistema può assegnare velocemente i missili da dirigere sui singoli bersagli senza bisogno della doppia conferma (High-alert posture): questo è ottimo se le minacce sono identificate correttamente, pessimo se l’IFF fallisce, è lento, disturbato eccetera, e l’aereo o il missile appaiono ‟unknown”.
In circostanze normali si chiede conferma, questa volta evidentemente o non lo si è fatto o anche la conferma è fallita. In tutti e tre i casi gli equipaggi si sono lanciati con successo, anche se uno degli aviatori ha rischiato di essere menato da un kuwaitiano che evidentemente lo aveva scambiato per un ostile.
Il tutto si è risolto nel migliore dei modi e l’incidente, in sé gravissimo, è stato immediatamente derubricato a notizia di nessuna importanza, tanto che sulle homepage dei nostri principali quotidiani non compare o si parla solo di un aereo, non di tre. Immagino cosa sarebbe successo in caso la batteria fosse stata un S-400 e gli aerei tre Su-24. Ma si sa, così vanno queste cose.
Intanto la strategia dell’Iran, ovvero attaccare i satelliti degli USA che sono molto meno armati e difesi di Israele, e che hanno molta meno voglia di sacrificarsi nell'Armageddon, sta dando i primi frutti. Stando a quanto scrive Bloomberg il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno chiesto agli USA di risolvere in fretta la faccenda, perché di questo passo il Qatar finirà i missili dell’antiaerea tra quattro giorni e gli Emirati tra una settimana; in subordine, di dargliene altri.
La risposta di Trump non si è fatta attendere (dopo che nel pomeriggio già Hegseth si era prodotto in una conferenza stampa a metà tra un action movie degli anni '80 e un intermezzo di Call of Duty): tutto va nel migliore dei modi, pensavamo a quattro settimane ma possiamo anche allungare, e ‟non esclude” ‛invio di truppe di terra. Che è quello che succede quando appunto va tutto nel migliore dei modi.
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