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25 febbraio 2026
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Ferire ma non uccidere, per colpire i soccorritori
di Rita Newton

Ferire ma non uccidere il bersaglio umano con lo scopo di attirare i soccorritori e poi mirare a questi ultimi uccidendoli.
E' questa una tecnica crudele e malvagia spesso usata nei conflitti, a tutte le latitudini, nell'intento di ammazzare più persone possibile, in particolare figure preziose come medici e paramedici.

Il diritto internazionale umanitario proibisce di aggredire medici, ambulanze o ospedali da campo recanti i simboli di Croce Rossa, Mezzaluna Rossa o Cristallo Rosso, ma vi sono ambulanze che non hanno questi emblemi ma sono al seguito delle forze nemiche o comunque della nazionalità avversaria.

Tanto è diffusa la "tecnica" di prendere di mira i soccorritori che da alcuni anni le ambulanze di guerra sono sempre più realizzate con scudi di protezione. La Russia da anni possiede ambulanze blindate, mentre l'Ucraina ne ha ricevute dall'estero, in particolare da Israele.

Si progredisce anche nella sperimentazione di sistemi di caricamento semiautomatizzato delle vittime, in modo da minimizzare le occasioni in cui infermieri e medici si vedano costretti a scendere dall'ambulanza per soccorrere i feriti.

Tuttavia è accaduto che nei territori palestinesi occupati che camionette israeliane si postassero sul luogo di uno scontro bloccando il percorso per impedire alle ambulanze di raggiungere i feriti. Queste tentavano più volte di aggirare l'ostacolo per l'indubbio rischio di dover proseguire a piedi. Questo fatto è documentato da video, ma molti altri episodi non sono documentati che dalle salme dei sanitari uccisi.

Il progetto risolutivo sarebbe quello di realizzare ambulanze completamente automatizzate, in grado di eseguire a bordo misure dei parametri vitali e il primo soccorso senza l'assistenza di esseri umani.
Il problema è il rischio che veicoli così sofisticati e attrezzati, quindi costosi, vengano fatti saltare in aria, nonostante siano contrassegnati come mezzi di soccorso. Ma per una volta l'idea di salvare la vita umana (di operatori qualificati) prevale sulla mera questione economica, per gli stati che se lo possono permettere.

E', ovviamente, una ben magra consolazione di fronte alla disumanità di questa tattica, spesso applicata anche a danno dei civili quando il conflitto prevede interventi di resistenza.

Ricordiamo quanto accaduto ai soccorritori di Hind Rajab, crivellati di colpi dai soldati israeliani, così come la povera bambina. VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA


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