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Iran e Cina vicini ad accordo per missili supersonici antinave
di
Leandro Leggeri
Secondo un report di Reuters ripreso da Middle East Eye, l’Iran sarebbe vicino a concludere un accordo con la Cina per l’acquisto di missili da crociera antinave supersonici. Le trattative, iniziate circa due anni fa, avrebbero subito una forte accelerazione dopo giugno 2025, quando Stati Uniti e Israele hanno colpito tre siti nucleari iraniani.
I missili in discussione sarebbero i CM-302, con una gittata di circa 290 chilometri e capacità avanzate di elusione delle difese navali. Si tratterebbe di armamenti offensivi, con potenziali bersagli rappresentati in primo luogo dalle unità navali statunitensi presenti nella regione.
Il possibile accordo arriva mentre l’amministrazione Trump ha avviato un massiccio rafforzamento militare in Medio Oriente, pur continuando formalmente i negoziati sul programma nucleare iraniano. La portaerei USS Abraham Lincoln opera già nel Mare Arabico, mentre la USS Gerald Ford è schierata nel Mediterraneo orientale.
Middle East Eye ricorda di essere stato il primo a rivelare, nel giugno 2025, che Teheran aveva già acquistato sistemi missilistici antiaerei cinesi per rafforzare la propria difesa dopo gli attacchi statunitensi e israeliani. Secondo fonti arabe, l’Iran avrebbe pagato parte di questi armamenti tramite forniture di petrolio. La Cina è infatti il principale importatore di greggio iraniano: circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane sarebbe diretto a Pechino.
Le relazioni militari tra Iran e Cina non sono nuove. Già negli anni Ottanta, durante la guerra Iran-Iraq, Teheran ricevette missili da crociera cinesi HY-2 Silkworm, usati anche durante le cosiddette “tanker wars”. Negli anni successivi sarebbero arrivati anche sistemi antiaerei come gli HQ-9, oltre a equipaggiamenti russi come gli S-300 e sistemi iraniani di produzione locale.
La fornitura di missili antinave rappresenterebbe però un salto di qualità sul piano dell’escalation. L’Iran ha più volte minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale via mare. La scorsa settimana Teheran ha temporaneamente limitato il traffico nello stretto e ha condotto esercitazioni militari congiunte con Cina e Russia tra Hormuz, il Golfo di Oman e l’Oceano Indiano settentrionale.
Un’escalation marittima, tuttavia, comporterebbe rischi anche per Pechino: quasi il 45% delle importazioni petrolifere cinesi passa proprio dallo Stretto di Hormuz, e il trasporto via mare resta essenziale per l’export iraniano verso la Cina, nonostante i collegamenti ferroviari esistenti.
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