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25 febbraio 2026
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Netanyahu ricatta Trump?
di Giacomo Gabellini

Mentre proseguono i colloqui in Oman, il Pentagono continua a inviare risorse in Medio Oriente, nell’ambito di quello che va configurandosi come il più imponente spiegamento di forze statunitensi dai tempi della seconda invasione dell’Iraq.

Le richieste nei confronti delle autorità di Teheran sembrano immutate: smantellamento del programma nucleare iraniano, destrutturazione del cosiddetto “Asse della Resistenza” e drastica limitazione delle capacità militari della Repubblica Islamica.

L’amministrazione esige in altri termini una capitolazione totale da parte dell’Iran, che tuttavia, come sottolineato nei giorni scorsi dall’inviato speciale Steve Witkoff, tarda ad arrivare, con grande disappunto del presidente Trump che non si capacità del perché Teheran non abbia ancora soddisfatto le pretese di Washington di fronte del colossale potenziamento del dispositivo militare statunitense in Medio Oriente.

Senonché, scrive il «Wall Street Journal» sulla base di confidenze rese da funzionari di alto livello di Washington, il generale Don Caine, Capo dello Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti, avrebbe messo in guardia il presidente Trump sui rischi connessi allo scatenamento di una campagna militare su vasta scala contro l’Iran.

A suo avviso, ci sono buone probabilità che gli Stati Uniti rimangano impantanati in un conflitto lungo e costoso, sia in termini di mezzi che di vite umane, e che le loro basi militari vengano bersagliate dalla rappresaglia iraniana. Anche gli alleati regionali, collocati su posizioni fortemente contrarie all’intervento armato statunitensi, subirebbero pesanti contraccolpi.

Le forze armate statunitensi dispongono per di più di scorte di munizioni – missili intercettori in primis – inadeguate a sostenere una campagna militare come quella che si prospetta in Iran, che da mesi riceve consegne di materiale militare da Russia e Cina.

A far pendere l’ago della bilancia a favore o contro un’aggressione nei confronti dell’Iran saranno secondo il «Guardian» le opinioni di Steve Witkoff e, soprattutto, di Jared Kushner.

Il genero del presidente è menzionato esplicitamente all’interno di un documento desecretato ai sensi dell’Epstein Files Transparency Act da una fonte confidenziale dell’Fbi, che lo qualifica come il «vero cervello del governo facente capo a Donald Trump», il quale sarebbe a sua volta «compromesso da Israele».

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