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24 febbraio 2026
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Due mondi in antitesi
di Rossella Ahmad

La situazione è questa: un quasi ottantenne col viso coperto di fondotinta arancione, appartenente ad una casta di pedofili tenuti al guinzaglio da mani occulte - ma mica tanto - che, non viste, tessono le trame delle nostre vite collettive, minaccia di uccidere l'anziano leader di un paese sovrano, un leader religioso, tra l'altro, con tutti i significati simbolici che l'atto sottende, e il mondo non fa un plissé.

Come se la legge della giungla fosse un fatto già assodato, da neanche giustificare.

- Lo ammazzerà o lo catturerà, come ha fatto con Maduro?

Questo il tenore del discorso pubblico, con cui i media normalizzano da sempre i crimini imperiali. È l'israelizzazione che avanza, bellezza.

Chi non piace verrà "eliminato", così ormai si definisce l'esecuzione illegittima ed extragiudiziale dei propri nemici. E, se nel corso d'opera toccherà fare cento vittime, o mille, o centomila, poco importa.

Siamo anestetizzati ormai. Ce ne cureremo molto solo quando nella traiettoria di questi pirati internazionali ci saremo noi, o i nostri figli. Perché capiterà anche questo, anzi è già capitato.

E dunque, mentre la disinformazione imperversa nell' auto-proclamatosi mondo libero con video contraffatti, intelligenza artificiale mode on e una mole di notizie concepita appunto per confondere e disorientare l'utente medio, restiamo in attesa degli eventi con il respiro sospeso.

Prendiamo atto del consueto giochetto sporco dell'indipendentismo curdo, vera quinta colonna di ogni aggressione imperiale e agente di destabilizzazione interna in ogni paese le cui frontiere abbiano inglobato pezzi della regione del Kurdistan, nel primo tentativo ben riuscito di frantumare con matita e righello il mondo arabo/islamico, lasciando fermentare nel suo ventre i germi di rivendicazioni territoriali, nazionalismi artatamente istigati, fascismi mai sopiti.

E prendiamo atto - ma non ce n'era bisogno - del fatto che la nazione iraniana non teme questi sottoprodotti di scarto del colonialismo.

Non li teme perché l'Iran è un paese dal glorioso passato, con millenni di di storia alle spalle, che solo dei barbari senza retaggio potevano falsificare e ridurre spudoratamente a stereotipo del selvaggio nemico orientale, attraverso quella fucina a getto continuo della manipolazione made in USA, che è Hollywood. Perché i musulmani in generale, e gli sciiti in particolare, non temono la morte, il grande spauracchio d'Occidente. Anzi, considerano l'ascesa al martirio la conclusione più significativa della propria esperienza materiale e sensibile. Non sforzatevi di comprenderne le istanze, si tratta di universi etici che non si toccano, in completa antitesi.

Così come Masud Pezeshkian, un cardiochirurgo prestato da un decennio alla politica, vedovo trentennale di una ginecologa e, come tale, costretto a crescere da solo i tre figli superstiti di una grande tragedia familiare, è l'antitesi del pagliaccio arancione da tutti i punti di vista.

Ma il mondo sghembo nel quale ci tocca vivere ne considera lecito l'assassinio da parte di un vecchio satrapo dedito allo stupro ed alla pedofilia.

Kali yuga, così lo chiamano.

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