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Hasbara: convincere e manipolare
di Emma Buonvino
"Hasbara" (הסברה) è un termine ebraico che letteralmente significa "spiegazione" o "informazione", ma che nel contesto geopolitico e mediatico si riferisce in particolare alla strategia di propaganda e pubbliche relazioni utilizzata da Israele per giustificare le proprie politiche, specialmente in relazione al conflitto con i palestinesi.
Significato e origine del termine
Etimologia: in ebraico moderno, hasbara indica l'atto di spiegare, illustrare o giustificare un punto di vista.
Uso politico: dagli anni '70-’80 in poi, è diventato sinonimo di "public diplomacy" israeliana, cioè lo sforzo istituzionale per influenzare l'opinione pubblica internazionale a favore di Israele.
Obiettivi dell'hasbara
Difendere l'immagine di Israele all'estero
Contrastare critiche e accuse di violazioni dei diritti umani
Influenzare media, accademici e politici stranieri
Mobilitare la diaspora ebraica e i simpatizzanti
Neutralizzare il sostegno alla causa palestinese
Strumenti e strategie dell’hasbara
Uffici governativi dedicati: esiste un Ministero per gli Affari della Diaspora e della Hasbara, che coordina gli sforzi comunicativi con il Ministero degli Esteri, quello della Difesa e l’esercito (IDF).
Reclutamento online: Israele ha formato migliaia di studenti, soldati e volontari (ad es. nel programma Hasbara Fellowships) per intervenire nei social media, forum, e siti web internazionali in difesa della narrativa israeliana.
Controllo dei media e lobbying:
organizzazioni come AIPAC, StandWithUs, CAMERA o HonestReporting lavorano per influenzare giornalisti e redazioni, monitorando articoli critici verso Israele e chiedendo rettifiche o rimozioni.
Campagne coordinate: attraverso video, infografiche, documentari, blog e post virali, spesso usando un linguaggio emotivo, si cerca di presentare Israele come:
unica democrazia in Medio Oriente
vittima del terrorismo
Paese civile e avanzato minacciato da barbari o fondamentalisti.
Tecniche ricorrenti dell'hasbara
- Whataboutism: spostare l’attenzione su presunte colpe altrui (es. “Perché non criticate l’Iran?”)
- Demonizzazione del nemico: raffigurare i palestinesi solo come terroristi o fanatici
- Minimizzazione: negare o ridimensionare crimini come apartheid, assedi o bombardamenti
- Emozionalizzazione: uso di immagini di bambini israeliani sotto i razzi o della Shoah per legittimare la violenza presente
- Colonial-washing / Pink-washing: enfatizzare diritti LGBT, tecnologia, ecologia per mascherare l’oppressione sistemica
- Etichettatura delle critiche come antisemitismo: per zittire voci anche ebraiche contrarie
Esempi di hasbara in azione
Guerre di Gaza (2008, 2014, 2021, 2023-2024): intensificazioni di post, articoli, interviste, influencer israeliani e testimonial stranieri per difendere ogni offensiva militare come “autodifesa”.
Social media: migliaia di bot e account fake o pilotati diffondono narrazioni pro-IDF e attaccano giornalisti critici.
Università: si finanziano cattedre, conferenze e centri di studio per promuovere versioni “neutrali” che in realtà riproducono la narrativa coloniale israeliana.
Critiche all’hasbara
Molti studiosi, attivisti ebrei, giornalisti e difensori dei diritti umani denunciano l’hasbara come:
una forma sofisticata di propaganda
una manipolazione sistematica della realtà
una strategia per coprire crimini di guerra e apartheid
uno strumento per silenziare e delegittimare la solidarietà con il popolo palestinese
Fonti e approfondimenti consigliati
•Ilan Pappé, The Idea of Israel: A History of Power and Knowledge
•Antony Loewenstein, The Palestine Laboratory
•Ben White, Israeli Apartheid: A Beginner’s Guide
Rapporto “The Hasbara Industry” di Alternative Information Center.
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