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17 febbraio 2026
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I checkpoint israeliani: la gabbia quotidiana
di Emma Buonvino

I CHECKPOINT ISRAELIANI: LE SBARRE DELL’OCCUPAZIONE

Nella terra palestinese occupata, esiste una rete capillare di posti di blocco militari israeliani chiamati checkpoint. Non sono semplici controlli di sicurezza. Sono il sistema con cui un popolo intero viene frammentato, rallentato, umiliato, controllato e punito ogni giorno.

COSA SONO I CHECKPOINT

I checkpoint sono barriere militari – torrette armate, cancelli, muri, blocchi stradali, soldati – che Israele ha installato in tutta la Cisgiordania occupata per controllare ogni movimento palestinese: tra città e villaggi verso ospedali verso scuole verso lavoro verso i campi agricoli persino verso casa propria Non controllano un confine. Controllano una popolazione sotto occupazione dentro la propria terra.

QUANTI SONO

I numeri variano perché Israele apre e chiude posti di blocco continuamente, ma le stime sono chiare: oltre 500 checkpoint permanenti in Cisgiordania

circa 700–900 barriere e posti di blocco complessivi

dopo il 7 ottobre 2023 ne sono stati aggiunti centinaia (circa 800 nuovi)

Significa che la Cisgiordania è letteralmente spezzata in centinaia di enclave isolate.

UNA FORMA DI TORTURA QUOTIDIANA

Per i palestinesi, attraversare un checkpoint significa: ore di attesa sotto sole o pioggia umiliazioni e interrogatori arbitrari separazione familiare blocco di ambulanze e malati impossibilità di lavorare o studiare rischio di arresto o violenza.

Ci sono bambini che passano ogni giorno per metal detector e fucili per andare a scuola. Lavoratori che perdono il lavoro perché il soldato decide di chiudere il cancello. Donne incinte bloccate ai varchi. Alcuni palestinesi hanno rinunciato al lavoro perché non sopportavano più i checkpoint.

Non è sicurezza. È controllo psicologico sistematico.

PERCHÉ SONO ILLEGALI

Secondo il diritto internazionale: la Cisgiordania è territorio occupato, la potenza occupante non può limitare arbitrariamente la libertà di movimento della popolazione civile non può imporre un regime di discriminazione tra coloni e popolazione locale.

I checkpoint servono soprattutto a proteggere insediamenti israeliani illegali e coloni armati. E gli insediamenti nei territori occupati violano la IV Convenzione di Ginevra.

Quindi i checkpoint sono:
- strumenti dell’occupazione illegale
- mezzi di punizione collettiva
- meccanismi di apartheid territoriale.

LA GEOGRAFIA DELLA FRAMMENTAZIONE

Con centinaia di posti di blocco: il 30% della Cisgiordania è inaccessibile ai palestinesi

Città e villaggi vengono chiusi senza preavviso le persone restano bloccate fuori casa

È una prigione senza mura continue. Una prigione fatta di cancelli.

✧ CONCLUSIONE ✧

I checkpoint israeliani non sono sicurezza.

Sono il dispositivo con cui si rende impossibile la vita normale a un popolo intero: muoversi, curarsi, studiare, lavorare, amare, vivere.

Un sistema che divide la terra palestinese in frammenti isolati e trasforma ogni spostamento in un atto di sottomissione.

Finché esisteranno i checkpoint, l’occupazione non sarà un concetto politico.

Sarà una gabbia quotidiana.

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