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17 febbraio 2026
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ONU difende Albanese: False accuse, disinformazione e attacchi personali
di Soumaila Diawara

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha espresso forte preoccupazione per gli attacchi e le accuse rivolte a Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i territori palestinesi occupati, respingendo le contestazioni e denunciando un clima crescente di disinformazione e intimidazione contro funzionari e operatori dei diritti umani.

Durante una conferenza stampa, Marta Hurtado, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha dichiarato: «Siamo molto preoccupati. Temiamo che i funzionari delle Nazioni Unite, gli esperti indipendenti e gli operatori della giustizia siano sempre più esposti ad attacchi personali, minacce e campagne di disinformazione che distolgono l’attenzione dalle gravi violazioni dei diritti umani».

Le dichiarazioni arrivano dopo che i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Italia hanno chiesto le dimissioni della relatrice, accusandola di aver pronunciato frasi ostili nei confronti del popolo israeliano — affermazioni che, secondo l’ONU, non risultano mai essere state pronunciate.

Hurtado ha chiarito con fermezza: «La relatrice speciale ha spiegato chiaramente che le sue osservazioni si riferivano a minacce più ampie e sistemiche, legate alla necessità di proteggere le persone da crimini come l’apartheid e il genocidio. Non ha mai definito alcuno Stato come “nemico dell’umanità”. Invitiamo tutti a leggere attentamente le sue dichiarazioni complete».

La portavoce ha inoltre richiamato l’attenzione sulle continue violazioni del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e sulle uccisioni quotidiane di civili palestinesi, sottolineando la necessità di riportare il dibattito sulle violazioni concrete dei diritti umani: “Questo è ciò di cui dovremmo parlare”.

Francesca Albanese ha commentato la presa di posizione internazionale con un messaggio pubblicato sulla piattaforma X: “Sono felice di vedere che il sistema internazionale per i diritti umani difende il mio mandato”.

La dichiarazione dell’ONU rappresenta un chiaro segnale di sostegno istituzionale alla relatrice speciale e un monito contro l’uso della disinformazione e degli attacchi personali per delegittimare il lavoro degli esperti indipendenti sui diritti umani.

La presa di posizione dell’ONU in difesa di Francesca Albanese non è solo un atto formale, ma un segnale politico e morale estremamente significativo. Quando un’istituzione internazionale sente il bisogno di intervenire per difendere una propria relatrice dalle accuse infondate, significa che il problema non riguarda più solo una persona, ma la credibilità stessa del sistema dei diritti umani.

Ciò che emerge con chiarezza è un meccanismo ormai ricorrente: spostare l’attenzione dai fatti alle persone, delegittimare chi denuncia violazioni invece di affrontare le violazioni stesse. La disinformazione e gli attacchi personali diventano strumenti per indebolire la verità e creare confusione nell’opinione pubblica. È una strategia che non cerca giustizia, ma silenzio.

Le parole della portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani richiamano tutti a una responsabilità fondamentale: riportare il dibattito sulla realtà delle sofferenze umane, non sulle campagne di delegittimazione. Quando si attacca chi documenta le violazioni, si manda un messaggio pericoloso: che dire la verità può diventare una colpa.

Il sostegno espresso dall’ONU rappresenta quindi una difesa non solo di Francesca Albanese, ma del principio stesso di indipendenza degli esperti internazionali. Senza questa indipendenza, i diritti umani diventano vulnerabili alle pressioni politiche e alla manipolazione narrativa.

In un tempo in cui la verità viene spesso distorta, difendere chi ha il coraggio di documentare, denunciare e testimoniare non è solo un atto di giustizia, ma un dovere morale. Perché quando la verità viene attaccata, ciò che è realmente in gioco non è una persona, ma la coscienza collettiva del mondo.

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