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Bimbi uccisi mediante rifiuto di cure mediche
di Antonella Salamone
Dana se n'è andata ma il dolore rimane bloccato ai confini.
Oggi Dana è morta per unirsi a Maryam, Razan, Lana, Jana e Huda, una lista crescente di 'uccellini' le cui ali sono state tarpate dall'occupazione, a cui è stato negato il diritto alle cure mediche fino all'ultimo respiro.
Dana non soffre più. Ci ha lasciato durante il suo breve viaggio medico in Giordania, ma la sua scomparsa testimonia il crimine del "trattamento ritardato", una politica che trasforma un'uscita per motivi medici in un viaggio per annunciare la morte lontano da casa, piuttosto che un percorso di guarigione.
Ora, con il cuore spezzato dalla perdita, il padre di Dana lancia un appello urgente:
"Non negateci il nostro ultimo addio."
Suo padre chiede che il corpo di Dana possa tornare nella Striscia di Gaza, per essere abbracciato dalla terra in cui è nata, così da poterla guardare un'ultima volta e seppellirla tra la sua gente. È concepibile che a un padre venga negato il diritto di dire addio alla figlia, anche dopo la sua scomparsa?
In un video recente Dana dice:
"Mi chiamo Dana Mahmoud Al Attar, ho sei anni e mezzo. Ero seduta con mio nonno e ho sentito un suono forte.
Una bomba.
Vorrei che il mio viso fosse come prima, cosi' potrei indossare di nuovo il mio vestito rosso".
Dana era stata evacuata in Giordania il 2 Febbraio con la madre e la sorellina, per ricevere cure mediche urgenti. Troppo tardi.
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