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La loro terra
di Claudio Visani
Guardare il dito e non vedere la luna.
Mentre l'Italia e buona parte dell'établissement europeo se la prendono con Francesca Albanese per le sue uscite poco "politically correct", il destinatario delle sue accuse - il governo del criminale di guerra Netanyahu e della destra messianica al potere in Israele - continua a fare ciò che la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati ha denunciato e continua a denunciare: il genocidio del popolo palestinese a Gaza e le sistematiche violazioni del diritto internazionale in Cisgiordania con la complicità dell'Occidente.
La situazione a Gaza rimane tragica. Agli almeno settantamila morti civili di due anni di spietata guerra, si aggiungono i 601 palestinesi uccisi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco nell'ottobre scorso.
La pax americana imposta da Trump non regge. Israele e Hamas si accusano reciprocamente di continue violazioni della tregua. Nelle ultime 24 ore altre dodici persone sono morte negli attacchi israeliani. Uno ha preso di mira una tenda degli sfollati nel settore di Jabalia, nel nord della Striscia, uccidendo cinque persone. Un altro ha causato la morte di cinque persone a Khan Yunis, nel sud, mentre altre due persone sono state uccise nella città di Gaza e a Beit Lahia.
Intanto continuano i decessi causati dalle condizioni umanitarie estreme. Decine di bambini costretti a vivere nelle tende o tra le macerie sono morti negli ultimi due mesi per ipotermia e per le conseguenze dell'alluvione. Si stima che la carenza di aiuti umanitari, di farmaci e di cure specialistiche abbia causato negli ultimi mesi oltre 1.200 morti nella Striscia.
La seconda fase dell'accordo di pace, che prevede il ritiro graduale dell’esercito israeliano, il disarmo di Hamas e l’invio a Gaza di una forza di stabilizzazione internazionale, è continuamente ostacolata da Israele e non decolla. L’esercito controlla ancora più del 50 per cento del territorio, e Hamas rifiuta di consegnare le armi.
Dopo aver raso al suolo e occupato Gaza, il governo israeliano si sta prendendo la Cisgiordania. Nei giorni scorsi ha approvato un piano per autorizzare, per la prima volta dal 1967, l’avvio di un processo di registrazione dei terreni occupati dai coloni e dichiararli proprietà statale, se i palestinesi non saranno in grado di dimostrarne la loro proprietà.
Il piano - proposto dai ministri di estrema destra Smotrich, Levin e Katz - è di fatto un’annessione illegale di intere zone della Cisgiordania, un territorio che secondo la comunità internazionale appartiene ai palestinesi ma che Israele di fatto controlla e governa.
Il nuovo processo di registrazione, che potrebbe iniziare già da quest’anno, riguarderà la cosiddetta Area C della Cisgiordania, una delle tre aree in cui il territorio venne suddiviso quando furono firmati gli Accordi di Oslo negli anni Novanta.
Dell’Area C fanno parte le zone della Cisgiordania che gli accordi di Oslo assegnavano a un futuro stato palestinese, ma la cui gestione civile e militare è rimasta sempre nelle mani di Israele. L’Area C costituisce circa il 60 per cento dell’intero territorio su cui Israele esercita un controllo e ci vivono più di 300mila palestinesi.
Concretamente significa che quando Israele avvierà le procedure di registrazione, i palestinesi che vivono in quelle aree dovranno dimostrare di averne la proprietà, diversamente terre e case verranno confiscate. Ma dopo decenni di guerra e occupazione sarà quasi impossibile dimostrarlo, documenti alla mano.
E ciò potrebbe portare a un’espropriazione di massa dei territori palestinesi occupati, in palese violazione del diritto internazionale secondo cui una potenza occupante non può confiscare o colonizzare terreni nei territori occupati.
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