 |
Gaza: un mondo cancellato
di Emma Buonvino
A Gaza non stanno morendo solo le persone.
Sta morendo la vita stessa.
Non la “vita” in senso poetico.
La vita concreta, biologica, animale: quella che respira, trema, fugge, partorisce, cerca acqua, cerca cibo.
Prima della guerra, nella Striscia vivevano centinaia di migliaia di animali domestici e randagi ĺe oltre un milione di capi di bestiame e pollame negli allevamenti familiari.
Oggi, in vaste aree, quel patrimonio animale è semplicemente collassato.
Oltre il 70% dei terreni agricoli è devastato o inaccessibile.
La maggior parte degli allevamenti è stata distrutta o abbandonata.
Interi greggi e mandrie sono scomparsi — uccisi nei bombardamenti o morti di fame e sete.
Quasi tutte le cliniche veterinarie hanno cessato di funzionare.
Cani lasciati a vagare tra le macerie con le costole fuori dalla pelle.
Gatti che non miagolano più: raschiano.
Asini collassati sotto carretti vuoti perché non esiste più carburante, non esiste più foraggio, non esiste più niente.
Pollai silenziosi. Stalle aperte come tombe. Recinti senza più corpi.
Quando un territorio viene ridotto a fame assoluta, gli animali diventano gli ultimi testimoni.
Non hanno propaganda.
Non hanno bandiere.
Non hanno colpe collettive da attribuire.
Hanno solo bisogni elementari: acqua, cibo, riparo.
E quando anche questi bisogni minimi diventano impossibili, significa che la distruzione è arrivata al punto zero: quello in cui non sopravvive più nemmeno l’innocenza biologica.
Gli animali stanno morendo come muore un ecosistema quando viene deliberatamente annientato:
non “collateralmente”,
non “accidentalmente”,
ma inevitabilmente, quando si cancella ogni condizione di vita.
E allora no: non è una distrazione parlare di loro.
È una prova.
Perché quando crollano gli allevamenti, spariscono gli animali da lavoro, muoiono a migliaia cani e gatti domestici e randagi — significa che non è in corso solo una guerra contro un esercito o contro un gruppo umano.
Significa che è stato dichiarato guerra alla possibilità stessa di vivere in quel luogo.
Un posto dove spariscono campi, mandrie, pollai, cliniche veterinarie, cani di strada, gatti dei cortili — non è più un campo di battaglia.
È una terra resa incompatibile con la vita.
Ma il dolore non è gerarchico.
La fame non è ideologica.
La sete non è geopolitica.
È solo vita che viene spenta.
E quando si spegne la vita animale insieme a quella umana, non stai combattendo un nemico.
Stai cancellando un mondo.
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|