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Bibi paga bene
di Andrea Battantier
Leggo il giornale, e penso: ma chi glielo fa fare? Giornalisti che stanno lì, davanti alla tastiera, Scrivono perché sanno che la mancia, prima o poi, arriva. Bibi paga bene.
Francesca Albanese, relatrice dell'Onu, quella che dice cose scomode, viene attaccata da destra e da sinistra perché avrebbe detto che Israele è il nemico dell'umanità.
Il giornalista medio è un pennivendolo a cottimo. Non scrive quello che è successo, scrive quello che gli ordinano. E Bibi paga bene.
Questi signori col pelo sullo stomaco -più che un pelo, è un tappeto di peli sotto cui seppelliscono la dignità- scrivono che Francesca Albanese è filo-Hamas.
Poi, quando qualcuno fa notare che nel video non c'è traccia di questa cosa, cambiano titolo. La fanno diventare "pro-Pal".
Il succo resta: Albanese va distrutta perché ha detto una cosa imperdonabile: Esiste un nemico comune dell'umanità.
Solo che lei, ingenua, credeva di parlare a persone con un minimo di materia grigia tra le orecchie.
Ha detto: "Il nemico è un sistema -potere politico, capitale finanziario, industria militare- che ha reso possibile il genocidio in Palestina".
Non ha detto "Israele". Non ha detto "gli ebrei". Ha detto "il sistema". Quello stesso sistema che, guarda caso, finanzia le campagne dei giornali che la attaccano.
Quello stesso sistema che produce le armi che, come dire, vengono usate.
Ma provate a spiegarlo a un editoriale del Corriere. Antonio Polito, benemerito della chiarezza; scrive: "La militante (sempre più) pro-Pal che è riuscita nell'impresa di unire la Francia e l'America". E online, per non fare le cose a metà, infilano anche "filo Hamas". Poi, nella stessa pagina, ammettono: "Nel video sembra riferirsi al sistema". Ma ormai l'hanno detto. La macchina è partita.
E Mario Ajello, dal Messaggero, parla di "culto albanese". Con la minuscola, eh, che è quel tocco di classe che trasforma un cognome in una malattia infettiva. "Politicamente corretto, università ProPal, cortei saltellanti". Saltellanti. Come se i cortei fossero una recita scolastica. E lei, la "sacerdotessa riverita", accende l'odio verso Israele.
Peccato che, anche qui, nessuno si sia preso la briga di ascoltare cosa ha detto davvero. Ma chi ha tempo? Ascoltare è fatica.
Molto meglio scrivere, incazzarsi, chiedere dimissioni. Il Foglio titola: "L'antisionismo è antisemitismo". Il Giornale: "Vada via dall'Onu. Anche Macron è stufo". Bravi. Tutti insieme.
Come i bambini all'asilo quando qualcuno ruba il gioco e tutti gli vanno contro. Solo che qui i giochi sono pezzi di carta stampata e le vite della gente non sono mattoncini di plastica.
E io, mentre leggo, penso a mia nonna: "La verità è come il caffè. Se lo lasci raffreddare, nessuno lo beve più".
E questi signori della stampa italiana, che si riempiono la bocca con la parola "democrazia", questi signori servono il caffè freddo. Anzi, lo riscaldano. Lo riscaldano ogni volta che qualcuno prova a dire qualcosa di vero. E lo fanno perché sanno che il cliente, quello vero, il cliente che paga, preferisce così. Bibi paga bene, E quando qualcuno paga bene, il cane non morde la mano che lo nutre. Anche se quella mano, nel frattempo, sta firmando contratti per bombe.
Mass media, l'unica legge che conta è quella del minor sforzo intellettuale.
Abbiamo una relatrice ONU che dice: "Il sistema finanziario e militare globale è complice del genocidio".
E loro, i nostri eroi, rispondono: "Ma come si permette di criticare Israele?". È come se uno dicesse: "Il fumo fa male". E l'altro: "Ah, ecco, ce l'ha con le fabbriche di cerini!". Una sinfonia di imbecillità, direbbe qualcuno.
Ma no, non imbecillità. Calcolo. Perché attaccare Albanese è facile. È popolare. Ti dà i titoli sui giornali amici. Ti fa guadagnare gli inviti alle trasmissioni. Ti tiene nel giro.
E intanto, Francesca Albanese, nel suo intervento integrale -quello che quasi nessuno ha riportato- dice cose scomode.
Dice: "Mai prima d'ora la comunità globale si era accorta delle sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune".
E chi è questo nemico? Non uno Stato, non un popolo. È il capitale finanziario che finanzia le guerre. Sono gli algoritmi che le oscurano. Sono le armi che le rendono possibili. In pratica, sta descrivendo il mondo in cui viviamo. E per questo va crocifissa.
Ma veniamo al punto, al nodo, al cuore della questione. Il punto non è Francesca Albanese. Il punto è che questi attacchi -queste campagne orchestrate, questi titoli falsi, queste smentite a piè di pagina- arrivano sempre nello stesso momento.
Coincidono con la pubblicazione dei suoi rapporti.
Coincidono con le rivelazioni sui legami tra finanza, politica e industria bellica.
Come per magia, appena lei tira fuori i nomi delle banche che investono nelle colonie, appena cita le multinazionali della tecnologia che forniscono software all'esercito, scatta il putiferio. Non è un caso.
È un meccanismo. È il riflesso pavloviano del cane che sente il campanello e sa che arriva la pappa.
E chi muove i fili?
Bella domanda. Ci sono organizzazioni, tipo UN Watch, che fanno video tagliati ad arte, estrapolano frasi, le rilanciano. Poi arrivano i governi. La Francia chiede le dimissioni. La Germania segue. L'Italia, fedele alleata, si allinea.
E i giornali italiani? Loro non aspettano altro. Hanno già il titolo pronto: "Albanese isolata, anche Parigi si accorge". Peccato che Parigi si sia accorta di un video falso, di una frase mai detta.
Ma chi controlla? Nessuno. La velocità della notizia supera la velocità della verità. E la verità, si sa, corre piano. È vecchia, ha le gambe stanche. Mentre la bugia è giovane, scattante, fa i cento metri in dieci secondi.
E poi c'è la sinistra italiana. Quella che difende Albanese. Ma la difende male, come sempre. Con l'entusiasmo imbarazzato di chi sa di avere torto ma non vuole ammetterlo. "Non ho letto cosa ha detto, ma ha chiarito tutto", dice un deputato del PD. Magnifico.
È come dire: "Non ho visto il film, ma la locandina mi piace". E così, tra difese d'ufficio e attacchi prezzolati, la figura di Albanese diventa un campo di battaglia, una bandiera, un simbolo. E la sostanza? La sostanza -quel sistema che lei denuncia, quelle banche, quelle armi, quegli algoritmi- continua a funzionare indisturbata. Perché il bello del circo mediatico è che mentre tutti guardano i pagliacci che si prendono a torte in faccia, i veri ladri svuotano la cassa.
E allora io dico: bravi, complimenti. Continuate a scrivere i vostri editoriali. Continuate a chiedere dimissioni. Continuate a indignarvi per le parole di una persona che, nel frattempo, ha documentato con rapporti di centinaia di pagine le violazioni del diritto internazionale.
Continuate a difendere la vostra "oggettività" mentre i bambini muoiono sotto le bombe e voi vi preoccupate di come viene coniugato un verbo.
Siete il vero nemico dell'umanità. Non il capitale finanziario, non le armi, non gli algoritmi. Voi. Con la vostra penna. Con il vostro pelo sullo stomaco. Con il vostro piatto di lenticchie che mangiate in cambio della primogenitura.
Perché alla fine, il problema non è chi mente. Il problema è che la menzogna, ormai, è diventata strutturale. È l'aria che respiriamo. È l'acqua che beviamo.
E noi, poveri illusi, continuiamo a pensare che basti un video a smentire. Che basti la verità a vincere. Ma la verità non vince, amici miei. La verità sopravvive. E qualche volta, se è fortunata, diventa una nota a piè di pagina in un articolo che nessuno leggerà.
* Psicologo, Componente del Comitato Tecnico-Giuridico dell'Osservatorio
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