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16 febbraio 2026
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Dolorosa impotenza
di Rossella Ahmad

Pochi giorni fa, proveniente da Gaza, è giunto a Napoli Ammar, un bambino di dieci anni. Colpito da un drone, ha riportato lesioni dei nervi e del midollo spinale e necessita di cure specialistiche urgenti. È attualmente ricoverato al Santobono-Pausillipon, reparto di Neurochirurgia pediatrica.

Siamo andati a trovarlo, ieri sera. I responsabili del reparto fanno difficoltà nel farci entrare. È un reparto di oncologia pediatrica, oltre che di neurochirurgia, spiegano. È consentito di entrare a pochissime persone, i cui nomi, quattro, sono segnati sulla loro.lista. E, ovviamente, i nostri nomi non sono tra essi.

Capiamo perfettamente la situazione, spieghiamo, ma è essenziale che il bimbo ci veda e che senta il calore di questa grande famiglia allargata che a Napoli si è costituita attorno ai bambini provenienti da Gaza ed alle loro famiglie. Promettiamo di restare pochissimo e facciamo loro presente la particolarità della situazione.

Nulla da fare. Con molta gentilezza e molta tristezza, ribadiscono l'impossibilità della cosa. Giunge la madre. Parliamo con lei. Vuole che assolutamente suo figlio ci veda. È tesa e si scioglie in lacrime nel mio abbraccio.

Riusciamo a negoziare un compromesso: se i visitatori non vanno al paziente, il paziente va ai visitatori, e quindi è Ammar a giungere a noi, nello spazio tra la porta d'ingresso ed il corridoio.

Il silenzio è irreale. Lo rompiamo noi, per i pochi minuti che ci sono stati concessi.

Ammar siede in un dispositivo mobile su ruote. È chiuso in un pigiamino azzurro. Occhi luminosi in un volto bellissimo , e grande sorriso tutto per noi. Lo accogliamo come un prezioso raggio di luce in una giornata tetra.

Sono traumatizzati. I nuovi arrivati da Gaza hanno il turbamento impresso nelle pupille.

Faccio fatica ad incontrare il loro sguardo. E mi chiedo ancora una volta come riescano i corresponsabili di questo scempio epocale - vale a dire i rappresentanti del nostro governo e della nostra stampa - a sostenerne la visione. A fare foto propagandistiche, ad effetto, assieme alle vittime delle armi che essi stessi hanno fornito ai carnefici.

Come fate, Tajani? Di quale enorme pelo sullo stomaco siete dotati per incrociare gli occhi di un bimbo tetraparesico di Gaza senza vomitare sul pavimento? O quelli della loro madre, una delle decine di migliaia di Addolorate che la furia dei Visigoti ha lasciato sospese tra un uscio e un corridoio, tra la vita e la morte, tra la sabbia di Gaza e l'ignoto di esistenze tutte da ricostruire senza più appigli?

Avete partecipato ad un crimine abominevole, insensato. Una mattanza di bambini, colpiti come oggetti senza valore. Una caccia grossa senza freni, a cui avete dato luce verde.

Ci penso anche adesso, a conclusione di una giornata in cui i ricordi affiorano con un senso di più dolorosa impotenza.

Il tuo giorno. Quello che celebrava la tua venuta nel mondo.

So che ci sei, e che mi sostieni in questo mio perenne girovagare tra anfratti di dolore puro e sublimi vette di cura e amore.

Sento la tua mano. Sfiora la mia, intrecciata a quella del bimbo addormentato tra le mie braccia, mentre torniamo a casa. Guidaci.

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