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Una scuola neutrale che addestra, non educa
di Marinella Puleo
"Penso a un privato che gestisce tutti i servizi della scuola per un periodo lungo tipo 20 anni." (Giuseppe Valditara)
Dicono che Giuseppe Valditara non stia privatizzando la scuola.
È vero. Non ha messo l’istituto comprensivo su Subito.it ma lo sta cambiando parecchio.
Parola chiave: merito.
Che detta così sembra pure bella. Chi è contro il merito? Nessuno.
Il problema è: merito rispetto a cosa? E partendo da dove?
Se parti da situazioni sociali diverse, il "merito" rischia di diventare la medaglia di chi era già avanti.
Tecnicamente sta avvenendo questo: Centralità della premialità e del voto in condotta
- Più peso alla disciplina
- Sanzioni più incisive
- Voto di comportamento determinante.
Praticamente, si rafforza l’idea della scuola come luogo di ordine e gerarchia.
Insomma, da "ordine e disciplina" a "non disturbare" è un attimo!
Riforma tecnico-professionale: maggiore integrazione con imprese.
Filiera 4+2.
Rafforzamento ITS Academy.
La scuola diventa più orientata alla spendibilità immediata nel mercato del lavoro.
Qui mi farei una domanda: vogliamo formare cittadini o manodopera qualificata?
Le paritarie esistono da decenni e ricevono fondi pubblici.
Ma questo governo insiste molto sulla "libertà di scelta educativa".
Se la scuola pubblica è sottofinanziata e io finanzio il privato, sto riequilibrando o sto spostando risorse?
La scuola statale cade a pezzi.
Ma tranquilli, c’è la libertà di scegliere… tra muri scrostati e rette da 6.000 euro l’anno.
E poi, Gaza e il tema della "neutralità".
Non esiste un divieto ufficiale di parlare di Gaza.
Non c’è una circolare con scritto: "Vietato nominare la Palestina".
Ma richiami alla neutralità.
Inviti a evitare "strumentalizzazioni".
Il Ministero richiama la scuola al principio di neutralità istituzionale.
Ma la scuola può essere davvero neutrale su temi etici e geopolitici?
... Quindi ok parlare di Shoah, Ucraina, diritti civili...
Ma a parlare di Gaza!... "Attenzione alla propaganda"... Neutralità!
La neutralità, spesso, è una scelta politica travestita da equilibrio.
Il nodo vero è la visione antropologica.
La scuola secondo Valditara è: ordinata, meritocratica, identitaria, funzionale al sistema produttivo.
La scuola secondo una tradizione più progressista è: emancipativa, inclusiva, critica, redistributiva.
Il conflitto sta qui.
Non è "privatizzazione sì o no".
È: che tipo di cittadino vogliamo formare?
Il disciplinato performante?
O il critico consapevole, anche quando dà fastidio?
La scuola non si privatizza solo vendendola.
Si trasforma cambiandone la missione.
Se diventa meno spazio di conflitto democratico, più spazio di adattamento all’ordine esistente allora il cambiamento è culturale prima che giuridico.
Vogliamo una scuola che emancipa, mette in discussione, crea coscienza critica.
Oppure una scuola ordinata, produttiva, allineata?
Io continuo a pensare che l’istruzione pubblica non serva a tranquillizzare il presente.
Serva a cambiarlo.
E una scuola che non cambia nulla non sta educando.
Sta addestrando.
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