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Prigioni sotterranee: numeri di un sistema di tortura
di Emma Buonvino
Nelle prigioni israeliane oggi marciscono circa 9.000–9.400 palestinesi.
Non criminali comuni.
Un popolo sotto occupazione.
Di questi:
oltre 3.500–3.600 sono in “detenzione amministrativa”: senza accusa, senza processo, senza prove visibili nemmeno agli avvocati,
circa 200 sono bambini tra i 12 e i 17 anni,
decine sono donne,
solo 1.254 hanno una condanna emessa da un tribunale.
Tutti gli altri sono rinchiusi per ordine militare.
A tempo indefinito.
Rinnovabile all’infinito.
Dal 7 ottobre, l’apparato carcerario israeliano si è trasformato — parole di organizzazioni per i diritti umani — in una rete di campi di tortura.
I numeri:
84 palestinesi morti in custodia dal 2023, tra torture, fame e malattie.
Oltre 600 minori karrestati nel solo 2025.
1.747 detenuti classificati “combattenti illegali”, categoria che cancella ogni tutela giuridica.
Migliaia rinchiusi in strutture militari segrete e sotterranee non accessibili nemmeno alla Croce Rossa.
Le testimonianze parlano di: stupri e violenze sessuali, elettroshock, percosse sistematiche, privazione di acqua e cibo, esposizione al freddo estremo, musica assordante per giorni, posizioni di stress prolungate, negazione di cure mediche.
Un detenuto ha raccontato: giorni con acqua minima mentre veniva picchiato e sottoposto a scosse elettriche.
Un altro: timpano rotto da suoni a volume estremo.
Queste non sono deviazioni.
Sono metodo.
La detenzione amministrativa — eredità coloniale britannica — è oggi usata contro circa un terzo di tutti i prigionieri palestinesi.
Significa: puoi essere preso di notte, bendato, scomparire in una cella sotterranea e restarci anni senza sapere perché.
Questo sistema non punisce reati.
Punisce un popolo.
Sono prigioni costruite sotto terra perché ciò che accade lì sotto non deve essere visto.
Non deve essere udito.
Non deve essere raccontato.
Ma i numeri parlano.
E raccontano una verità:
le carceri israeliane per palestinesi non sono luoghi di giustizia.
Sono luoghi di annientamento.
E ogni corpo torturato lì sotto è un’accusa permanente contro il mondo che guarda e tace.
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