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Quando l’arte smette di essere politica, diventa arredamento
di Alessandro Negrini *
È San Valentino, e questo è anche un messaggio d'amore.
Sono sconvolto - da regista, ma ancora di più da cittadino - dalle parole di Wim Wenders. Eppure, paradossalmente, proprio quelle parole aprono il tema che oggi riguarda chiunque faccia arte.
Alla Berlinale, Wenders, presidente della giuria, ha detto che “i registi dovrebbero restare apolitici”, rispondendo a una domanda esplicitamente riferita a Gaza.
Subito dopo, la scrittrice indiana Arundhati Roy ha abbandonato il festival, rinunciando alla proiezione del suo film restaurato del 1989, dichiarandosi “disgustata”.
Cosa resta dell’arte se le togliamo la capacità di vedere l’orrore?
Che arte è quella che smette di essere coscienza critica e diventa, nel suo essere mero intrattenimento, semplice ancella del potere?
E allora la domanda ritorna: in un tempo in cui un genocidio accade in diretta streaming, come può l’arte — qualsiasi arte, e ancora più il cinema — non prendere posizione su ciò che separa l’umano dal disumano?
Come può parlare di Bellezza ignorando l’abominio che la nega? Come può parlare di sentimenti e di umanità tacendo sull’abisso?
Se questo accade, l’arte è solo un outlet igienizzato del bello.
Wenders e gli altri giurati tracciano una linea precisa: una linea nel sangue, tra chi guarda e chi distoglie lo sguardo.
Roy risponde senza ambiguità: “Dire che l’arte non dovrebbe essere politica è un modo per chiudere la conversazione su un crimine contro l’umanità. La Storia giudicherà gli artisti che si rifiutano di prendere posizione.”
Dire che l’arte non deve essere politica è già politica.
È scegliere il silenzio come lingua madre.
È lucidare le cornici mentre la casa brucia.
L’arte, se lo è davvero, è sempre politica. Non è musica d’ascensore mentre cadono i corpi.
E se non sa più nominare l’abisso, se non sa più stare dalla parte dell’umano contro il disumano, allora non è arte:
è arredamento.
È decorazione durante il massacro.
* Regista e poeta, Componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio
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