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Sul commento di Erri De Luca
di Paolo Mossetti
C’è questa idea un po’ pigra che basti citare Erri De Luca (in verità non nuovo a frasi preconfezionate che non vogliono dire niente, in stile self-help) per chiudere la discussione su cosa sia oggi il sionismo, come se fosse un timbro notarile.
Innanzitutto - lo ricorda un intellettuale non certo vicino alla sinistra filopalestinese come Massimo Chierici - De Luca nel suo post confonde volontariamente un diritto giuridico con un’ideologia: Israele esiste perché è uno Stato riconosciuto da tutte le organizzazioni sovranazionali e dal diritto internazionale, non perché qualcuno si dichiara sionista su Facebook.
E poi perché si finisce con l'appiattire su una definizione manichea la complessità e la varietà del fenomeno, dalle origini storiche (che comunque la si guardi portano con sé anche una prevaricazione) alle implicazioni preoccupanti, concrete di molti aspetti del sionismo oggi per chi non è israeliano o filoisraeliano.
Dirsi sionisti come fa De Luca è una postura da tastiera, è identitarismo sterile.
Infine: sostenere due Stati non ti arruola automaticamente in nessuna bandiera: può essere pragmatismo, amore per il diritto internazionale o semplice desiderio di far finire il massacro.
Ridurre tutto a «sionista o Hamas» è di una disonestà ricattatoria sconcertante.
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