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Francesca Albanese attaccata per qualcosa che non ha detto
di Soumaila Diawara
Ho seguito con attenzione le dichiarazioni di Francesca Albanese e, riascoltandole più volte, non vi si trova nulla di ciò che le viene attribuito dal governo francese.
Nel suo intervento, dedicato al rapporto tra informazione e crimini di massa, ha sostenuto che uno dei problemi centrali del nostro tempo è la concentrazione del potere mediatico nelle mani di chi controlla anche risorse economiche e apparati militari. Secondo la sua analisi, questo squilibrio finisce per influenzare il racconto dei conflitti, oscurando o ridimensionando responsabilità e violazioni del diritto internazionale, in particolare rispetto a quanto sta accadendo a Gaza.
Il suo era un ragionamento politico e strutturato, non uno slogan. Ha messo in discussione un sistema dell’informazione che, quando è intrecciato agli interessi di potere, può contribuire a deformare la percezione pubblica dei fatti. È una critica severa, ma legittima nel dibattito democratico, perché riguarda il ruolo dei media nella formazione dell’opinione pubblica e nella tutela dei diritti umani.
Colpisce che la Francia, invece di entrare nel merito delle questioni sollevate, scelga di chiedere le dimissioni di chi quelle questioni le porta all’attenzione internazionale. In un momento storico in cui numerosi osservatori parlano di crimini gravissimi e invocano accertamenti indipendenti, la reazione non dovrebbe essere quella di isolare la voce critica, bensì di verificare con trasparenza i fatti denunciati.
Quando un governo concentra l’attenzione su chi denuncia anziché su ciò che viene denunciato, trasmette un segnale preoccupante. La difesa dei diritti non può essere selettiva, né subordinata agli equilibri geopolitici. La credibilità di uno Stato si misura anche nella capacità di accettare il confronto, soprattutto quando è scomodo.
Chiedere l’allontanamento di Francesca Albanese appare dunque come un modo per indebolire una posizione critica piuttosto che per rafforzare la tutela del diritto internazionale. Se la Francia vuole mantenere autorevolezza sul piano dei diritti umani, dovrebbe dimostrarlo affrontando con serietà le accuse e promuovendo giustizia e responsabilità.
E dovrebbe anche interrogarsi sui danni che ha provocato e continua a provocare, in particolare nel continente africano, assumendosi le proprie responsabilità storiche e politiche invece di offrire sostegno a uno Stato accusato da molti di crimini gravissimi.
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