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11 febbraio 2026
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Mafia: Attilio, ancora senza giustizia
di Pino Maniaci

Lui era Attilio Manca, un urologo stimato in tutto il Paese, una persona perbene.

Nel 2003 venne avvicinato da alcuni soggetti vicini a Bernardo Provenzano, allora latitante: il boss aveva bisogno di un intervento alla prostata e voleva che ad eseguirlo fosse proprio quel giovane medico.

Ma Attilio si rifiutò e poco tempo dopo, l'11 febbraio del 2004, venne trovato morto nella sua casa di Viterbo.

Negli anni a seguire, e fino a poco tempo fa, il caso fu ritenuto un suicidio: per i giudici si sarebbe iniettato un mix di eroina, alcool e barbiturici. Peccato che i buchi erano sul braccio sinistro - cosa strana visto che il dottore era mancino - e che sulla siringa non ci fosse nessuna impronta.

I suoi genitori non hanno mai creduto a quella tesi e hanno portato avanti una battaglia interminabile, che ha avuto una svolta decisiva il 20 gennaio 2023, quando è stata resa pubblica la relazione della Commissione parlamentare antimafia della precedente legislatura: "La morte di Attilio Manca è imputabile ad un omicidio di mafia".

A fare chiarezza fu anche un'intercettazione del 2003, pubblicata nel 2022, in cui gli scagnozzi di Binnu dicevano che bisognava "fare una doccia" a un medico, cioè che bisognava ucciderlo.

Fa riflettere il fatto che ci siano voluti diciott'anni per scrivere nero su bianco una verità che era, da sempre, sotto gli occhi di tutti.

Oggi, però, non c'è spazio per la polemica ma soltanto per il ricordo di quest'uomo coraggioso che attende giustizia da troppo tempo.



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