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Contro il patriarcato prevenzione e responsabilità
di
Marinella Puleo
Negare l’esistenza del patriarcato perché una donna prende iniziativa sessuale è uno degli equivoci più diffusi e più comodi del maschilismo contemporaneo.
Che una donna esprima desiderio, iniziativa o libertà sessuale non significa che viva in una società pienamente paritaria. La libertà sessuale è una dimensione importante, ma non esaurisce il tema. Non cancella le disuguaglianze strutturali che continuano a esistere sul piano economico, sociale, culturale e simbolico.
Il maschilismo di oggi raramente si presenta come aperta superiorità maschile. Più spesso assume la forma della negazione: "ormai avete tutto", "il femminismo non serve più", "se una donna è libera a letto allora è libera ovunque".
Questa narrazione non è neutra! È una risposta difensiva a un cambiamento culturale che mette in crisi modelli identitari tradizionali.
Qui entra in gioco la frustrazione di molti ragazzi:
Cresciuti con aspettative di ruolo, successo, controllo, desiderabilità automatica, si trovano oggi in un mondo che non garantisce più quei riconoscimenti ma invece di interrogarsi su come sono stati educati, spesso vengono indirizzati verso una lettura semplice e rassicurante: la colpa è delle donne, del femminismo, della "perdita di valori".
Questa frustrazione è reale, ma la sua canalizzazione è politica. Ridicolizzare il patriarcato o negare le disuguaglianze non aiuta i ragazzi a stare meglio, piuttosto li intrappola in un risentimento sterile, che produce isolamento, rabbia e talvolta violenza simbolica o reale.
Prevenire significa intervenire prima.
Educare i ragazzi a non legare il proprio valore al dominio, alla performance sessuale o al controllo; insegnare che il rifiuto non è un’umiliazione e che la libertà altrui non è una sottrazione; offrire modelli maschili capaci di attraversare il cambiamento senza viverlo come una minaccia.
Allo stesso modo, usare l’esistenza di donne che monetizzano il proprio corpo come prova della "libertà femminile" è un altro corto circuito. Che una donna scelga di vendere il proprio corpo o la propria immagine non risponde automaticamente alla domanda se questo sia femminismo; più probabile sia semplice adattamento alle logiche del capitalismo.
Il femminismo non trasforma tutto in merce e non promette soluzioni facili. Chiede di guardare alle strutture; di distinguere tra libertà individuale e giustizia collettiva.
Il patriarcato non è una caricatura né un insulto agli uomini. È un sistema che ha assegnato ruoli, potere e aspettative in modo diseguale, danneggiando le donne e impoverendo emotivamente anche gli uomini. Negarlo non lo smantella: lo rende solo più opaco.
Il femminismo non chiede privilegi né protezione. Chiede responsabilità condivisa nel cambiamento.
Il problema non è che le donne siano diventate troppo libere, ma che molti non siano mai stati educati a vivere in una libertà che non li mette più al centro.
 
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