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Boccaloni digitali e vittime reali
di
Rita Newton
Attacco informatico a qualsivoglia istituzione, pubblica o privata, e subito scatta la sentenza: sono stati gli hacker russi (oppure gli anarchici o chicchessia).
Oppure: tizio ha ricevuto commenti minacciosi o offensivi, sono le zecche rosse!
Queste conclusioni comode per qualcuno sono tratte senza aver svolto alcuna indagine.
Perché se davvero le autorità o le vittime sapessero con certezza chi è stato dovrebbero solo denunciarlo e il sospettato verrebbe indagato...
Invece fa comodo sfruttare qualsiasi occasione di incerta origine a scopi politici.
Peraltro, un pò come per gli infiltrati nelle manifestazioni, un troll di destra può ben scrivere un insulto o minaccia sul social di uno di destra, basta che non pubblichi proprie foto con il busto di Mussolini o mentre fa il saluto romano, autosmentendosi.
In rete è facile confondere identità e tracce...
Anche eventuali rivendicazioni sono da prendere con le molle. Ci vuol poco a creare un falso profilo di sedicenti hacker di una data nazionalità (ammesso che poi questi siano ricollegabili con ul governo di quella nazione).
Anche qui, nessuno si sta accreditando con lo SPID, quindi può trattarsi di un mitomane come di un avversario politico del soggetto che asseritamene rivendica l'azione criminosa.
Dico questo per via degli attacchi a chi ha attaccato il Pucci, di cui molti - me compresa, e comprese forse anche le presunte zecche rosse che avrebbero commentato i suoi post - hanno scoperto l'esistenza solo grazie a questa polemica.
E lo dico per via della presunta guerra ibrida russa che ogni tanto qualcuno (pure Tajani, che quando lo fa mi fa ridere, boomer come sembra) tira fuori per rendere plastico quello che non si vede perché non c'è.
Suvvia, non ci beviamo qualsiasi cosa, soprattutto se di informatica capiamo poco o punto e quindi non saremmo in grado nemmeno di porre le domande fondamentali per verificare le prove in possesso di chi in rete si improvvisa inquirente e pure giudice di queste ipotetiche azioni digitali quando la stessa polizia postale fatica a trovare il bandolo della matassa...
PS: ovviamente con le vere minacce non si scherza, ma vanno denunciate, esecrate e condannate.
Le riconosciamo quando chi le ha ricevute non le etichetta, perché è il primo a non sapere chi sia stato, altrimenti non lo direbbe a noi ma alla polizia...
Infatti denuncerà i suoi aggressori verbali la deputata M5S Anna Laura Orrico, destinataria di espressioni come "Muori", "mignottone", "troia", "lurida", "cornuta", "demente", "merda". E ancora: "sappiamo come sei arrivata lì", "tu non capisci un c…", "vaffanculo".
«Queste sono solo alcune delle parole d'odio - sessiste, volgari, violente - vomitatemi addosso sui social negli ultimi post. - denuncia la deputata - Squadroni di commentatori sincronizzati mi hanno aggredita nel tentativo di intimorirmi, sminuirmi, affievolire le mie opinioni».
Orrico specifica che succede «guarda caso dopo che sono intervenuta per denunciare le derive repressive del governo e dopo aver impedito che movimenti neofascisti si facessero pubblicità nella casa della democrazia, il Parlamento.»
«Non sono abituata a piangermi addosso e non mi lascio intimidire. Quindi vi do una notizia, anzi due: continuerò a far sentire forte la mia voce e denuncerò i responsabili alle autorità competenti. Combatto da una vita contro prepotenti e prevaricatori, contro la violenza di genere, non smetterò certo adesso».
 
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