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Africa si liberi da sola, senza delegare influencer
di
Laurent Luboya
Le critiche rivolte da alcuni africani a IShowSpeed sono fuori bersaglio — e, diciamolo, anche un po’ comode.
Non è compito suo farsi carico delle istanze politiche o sociali della gioventù africana. IShowSpeed è un intrattenitore, non un leader politico, né un attivista, né il portavoce ufficiale di un continente.
Pretendere che un giovane streamer americano porti sulle spalle le frustrazioni, le lotte e le rivendicazioni nate — per esempio — dalle proteste in Kenya, è una scorciatoia intellettuale.
Il punto vero è un altro, e fa più male ammetterlo: la responsabilità di portare avanti queste battaglie è prima di tutto africana. Spetta ai giovani africani, agli intellettuali, agli artisti, ai politici e alla società civile trasformare la rabbia in progetto, la protesta in organizzazione, la denuncia in cambiamento.
Delegare tutto a una celebrità globale è un modo elegante per evitare l’autocritica.
Se IShowSpeed visita l’Africa e mostra curiosità, entusiasmo o leggerezza, questo non è un tradimento della causa africana. È semplicemente ciò che è: intrattenimento. Confondere visibilità con militanza è un errore grave.
La lotta per la dignità, la giustizia e il futuro dell’Africa non ha bisogno di influencer come salvatori, ma di africani pronti ad assumersi fino in fondo il peso della propria storia e del proprio destino.
 
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