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L'agonia di Cuba non disturba Meloni
di Elisa Fontana
Impegnati come siamo a difendere la libertà di espressione di intellettuali del calibro di Pucci e Petrecca e preoccupati per l’emergenza nazionale del ritorno delle BR e a controllare se il disfattista vicino di casa va a manifestare contro le Olimpiadi, sta passando praticamente sotto silenzio la lenta agonia di Cuba.
Il laido compagno di idee politiche (stavo per scrivere ideali, ma mi è caduta la penna dalle mani da sola) della nostra amata presidenterrima ha imposto l’embargo totale del petrolio a Cuba, perché ha chiaramente lo scopo di strangolare il Paese e provocare la caduta del regime.
Questo, naturalmente in perfetta coerenza con quanto sempre dichiarato dall’egolatra che con lui gli Usa non si sarebbero più occupati dell’estero, ma America first. Ma certo, delle dichiarazioni di Trump in campagna elettorale sappiamo bene il peso, come di quelle della nostra presidenterrima e silenziosissima amica e ammiratrice di Trump.
Però, impegnati come eravamo in altre importantissime faccende, ci è sfuggito cosa significasse e significhi ogni giorno l’embargo per Cuba. Cuba è energeticamente indipendente per circa il 40% del suo fabbisogno, al resto provvedeva il Venezuela che glielo vendeva a prezzo politico.
Dopo l’aggressione Usa al Venezuela questo flusso ovviamente si è interrotto, ma all’egolatra non bastava e ha minacciato dazi agli altri Paesi che rifornivano Cuba, fra cui il Messico che ha subito interrotto le esportazioni. Cuba si sta difendendo come può da questa aggressione, riducendo il trasporto pubblico, facendo lavorare i dipendenti pubblici 4 giorni la settimana, imponendo lezioni on line e, ultimo provvedimento, il governo ha comunicato alle compagnie aeree che non potranno più fare rifornimento a Cuba perché manca il carburante.
Ora, al di là di questi già gravissimi contraccolpi, l’aspetto peggiore è la vera e propria emergenza umanitaria, perché il petrolio non serve solo agli aerei, ma viene colpita in pieno la popolazione civile.
Infatti, senza petrolio non c’è elettricità e senza elettricità gli ospedali non possono accendere i macchinari salvavita, conservare correttamente i farmaci dentro i frigoriferi spenti, le pompe dell’acqua si fermano aprendo la strada ad epidemie, le ambulanze non camminano, insomma un collasso umanitario denunciato anche dall’ONU. Ma naturalmente l’egolatra guarda con soddisfazione a questo collasso perché come ha dichiarato “penso che alla fine Cuba crollerà da sola”, magari con qualche aiutino, magari sospinto e finanziato dagli esuli cubani di Miami di cui Marc Rubio è il campione.
E chissà, magari caduto il regime, Trump potrebbe anche regalargli il governatorato dell’isola, pensa che gran rivalsa.
Ebbene, di fronte a questo disastro umanitario qualcuno ha sentito qualche dichiarazione della nostra presidenterrima, qualche condanna di un atto totalmente illegale come chiudere i rubinetti del petrolio, qualche dissociazione a qualunque titolo? Silenzio di tomba su tutta la linea, l’amico non si disturba e non si contraddice.
Io vorrei solo ricordare a nostra signora dei social che quando l’Italia si è trovata in ginocchio nella morsa del covid, quando i morti erano migliaia al giorno, quando le bare venivano portate via dai camion dell’Esercito, è venuta qui la brigata medica cubana “Henry Reeves”, per aiutarci, per condividere quel peso enorme in nome di una solidarietà fra popoli e una collaborazione internazionale che non ha confini e che dura da 60 anni, soprattutto in situazioni di emergenza.
O ha dimenticato anche i medici cubani accorsi in Calabria chiamati dal presidente della regione Occhiuto, nonché commissario straordinario da tempo immemore della sanità calabra, suo sodale d’area, che non avendo cavato un ragno dal buco e vista l’emergenza regionale si rivolse alle brigate mediche cubane?
Ma nulla di tutto questo pare disturbare la memoria di Meloni, impegnata com’è in importantissimi affari di stato con Sanremo e Raisport, con buona pace dei cubani vessati dall’egolatra e del professor Monti che ancora aspetta speranzoso una presa di distanze da parte di Giorgina nei confronti di Trump.
Auguri, professore, ma nell’attesa si metta comodo.
 
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