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Campi coloniali
di Emma Buonvino
I campi coloniali: non sono un' eccezione, ma metodo.
I campi non nascono con il nazismo.
Nascono prima, nei sistemi coloniali europei.
Il loro scopo non è solo rinchiudere:
è rifare l’essere umano sotto dominio.
Separare, isolare, piegare, spezzare.
Il modello originario
: Cuba (1896)
Gli spagnoli creano i primi campi di reconcentración:
contadini deportati
fame, malattie, morte di massa,
punizione collettiva.
Non per ciò che avevano fatto,
ma per ciò che avrebbero potuto sostenere.
Impero britannico – Sudafrica (1899–1902)
Campi di concentramento per donne e bambini boeri:
oltre 26.000 morti.
Fame come strumento
sorveglianza totale.
Qui nasce il principio:
controllare la popolazione = spezzarne il tessuto sociale.
Algeria: il laboratorio della tortura.
Qui il collegamento è totale.
Durante la guerra d’Algeria:
campi di raggruppamento,
interi villaggi svuotati,
milioni di persone deportate.
Nei campi:
interrogatori sistematici,
tortura elettrica,
violenze sessuali,
sparizioni.
I generali francesi lo ammetteranno dopo: la tortura non era un abuso
era una tecnica di governo coloniale.
Sudafrica: apartheid
I campi non sono chiamati così:
township
bantustan
prigioni politiche.
Ma il principio è identico:
spazio segregato,
diritto sospeso,
violenza amministrata.
La tortura diventa:
routine carceraria,
strumento di intimidazione,
messaggio collettivo.
Israele / Palestina: continuità coloniale.
Nei Territori Occupati:
prigioni militari, campi di detenzione, centri di interrogatorio.
Gaza come campo a cielo aperto.
Caratteristiche identiche: detenzione senza processo, interrogatori coercitivi,
punizione collettiva, controllo totale dei corpi.
Non serve chiamarli “campi di concentramento”
perché funzionano come tali.
Cosa accomuna tutti i campi coloniali?
Sempre le stesse funzioni: Sospendere il diritto, Normalizzare la tortura, Distruggere l’identità, Trasformare la paura in disciplina, Educare alla sottomissione.
La tortura nei campi non serve a sapere: serve a dominare.
Leibowitz (filosofo israeliano)
aveva colto il punto essenziale:
Quando uno Stato occupa,
deve creare spazi dove la legge non vale.
Quegli spazi diventano campi.
E nei campi, la tortura è inevitabile.
Non per sadismo.
Per funzionamento del sistema.
I campi coloniali non sono deviazioni della civiltà.
Sono il luogo in cui la civiltà coloniale mostra la sua verità e la sua vera faccia.
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