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08 febbraio 2026
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Libano rischia la guerra civile causa pressione USA
di Leandro Leggeri

La richiesta di Hezbollah di deporre completamente le armi, sostenuta da Stati Uniti e Israele, sta spingendo il Libano verso un punto di rottura pericolosissimo. È l’allarme lanciato da Middle East Eye, che descrive un’escalation politica e istituzionale capace di riaprire lo spettro della guerra civile.

Negli ultimi mesi il presidente libanese Joseph Aoun ha irrigidito la sua posizione, arrivando a definire le armi di Hezbollah “un peso per il Libano” e sostenendo che le condizioni che ne giustificavano l’esistenza armata “non esistono più”. Una svolta che segna una rottura rispetto alla linea più prudente tenuta in precedenza, quando il disarmo veniva legato al ritiro israeliano dal sud del Paese e alla fine delle violazioni della sovranità libanese.

Washington, però, considera insufficiente il solo arretramento militare di Hezbollah a sud del fiume Litani e continua a pretendere il disarmo totale su tutto il territorio nazionale. Una pressione che, secondo fonti libanesi, si accompagna a un vero e proprio ricatto politico: o il disarmo procede senza condizioni, oppure verranno bloccati aiuti militari e sostegni finanziari internazionali.

Il clima si è ulteriormente surriscaldato dopo lo scontro tra il comandante dell’esercito libanese e il senatore statunitense Lindsey Graham, che ha definito l’esercito di Beirut “un partner non affidabile” perché rifiuta di etichettare Hezbollah come organizzazione terroristica. Sul terreno, intanto, Israele continua a violare il cessate il fuoco del novembre 2024 con raid aerei e incursioni, causando centinaia di vittime e distruzioni diffuse nel sud del Libano.

Dal canto suo, Hezbollah avverte che forzare il disarmo senza garanzie e senza un accordo nazionale equivale a spingere il Paese verso il caos. All’interno del movimento è in corso un duro dibattito tra chi spinge per la de-escalation politica e chi ritiene inevitabile una linea più dura.

Il quadro che emerge è quello di un Libano schiacciato tra pressioni esterne, fragilità interne e il rischio concreto che una questione irrisolta – quella delle armi della resistenza – possa trasformarsi nel detonatore di un nuovo conflitto interno.

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