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Ghali trattato come un fantasma per aver denunciato il genocidio
di Rosa Rinaldi
È stato invitato, ma minacciato in persona dal Ministro Abodi di non esprimere il suo pensiero.
"E non mi vergogno di dire che non condivido il suo pensiero" ha ribadito il Ministro.
È stato invitato, ma intimato di attenersi scrupolosamente a delle "linee guida", aveva precisato Noemi di Segni, Presidente della Comunità ebraiche italiane.
È stato invitato, ma non ha potuto cantare l'inno nazionale italiano, lasciato all'ugola caustica e disturbante della Pausini, personaggio più in sintonia con il nostro Governo.
È stato invitato, ma non ha potuto parlare di pace ANCHE in arabo, lingua risultata sgradita agli organizzatori.
È stato invitato, ma durante la diretta il suo nome non è stato fatto neanche una volta.
E non è stato MAI inquadrato in primo piano.
Era come se ad esibirsi fosse un fantasma.
Come se il suo volto o il suo nome potessero offendere qualcuno.
Chi denuncia il genocidio merita l'oblio mediatico. È questo il messaggio che vogliono far passare.
E invece la performance di Ghali è l'unica che merita di essere ricordata.
Proprio per tutto ciò che non è potuta essere, ed invece è stata.
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