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"Definisci bambino"
di Emma Buonvino
“Definisci bambino.”
Questa non è una domanda.
È la frase dei carnefici.
È la frase che arriva dopo la bomba, dopo lo stupro, dopo la distruzione.
Serve solo a una cosa: ripulire la coscienza mentre il corpo della vittima è già a terra.
A Gaza i bambini vengono fatti a pezzi, affamati, sepolti sotto le macerie.
Poi arriva la seconda violenza: Era abbastanza piccolo?
Era vicino a un obiettivo?
Era già politicizzato?
Come se una bomba chiedesse l’età prima di esplodere.
Come se l’infanzia potesse essere annullata per decreto linguistico.
Nel sistema Epstein è la stessa identica frase, solo senza macerie: Non erano proprio bambine.
Erano mature.
Erano consenzienti.
No.
Erano bambini violati da adulti potenti che avevano bisogno di non sentirsi mostri mentre stupravano.
Missili o jet privati, guerra o lusso:
il meccanismo è identico.
Prima si usa il corpo.
Poi si distrugge l’infanzia.
Infine si riscrive la definizione per evitare la colpa.
Il potere odia i bambini perché i bambini sono un limite morale.
Dicono: qui dovevi fermarti.
E allora il potere risponde: non era davvero un bambino.
Un bambino non si definisce.
Si protegge.
E quando una società sente il bisogno di chiedere “cos’è un bambino”,
è perché ha già deciso che alcuni non meritano più di esserlo.
L’orrore non è nella risposta.
È nella domanda stessa.
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