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06 febbraio 2026
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"Definisci bambino"
di Emma Buonvino

“Definisci bambino.”

Questa non è una domanda.
È la frase dei carnefici.

È la frase che arriva dopo la bomba, dopo lo stupro, dopo la distruzione.

Serve solo a una cosa: ripulire la coscienza mentre il corpo della vittima è già a terra.

A Gaza i bambini vengono fatti a pezzi, affamati, sepolti sotto le macerie.

Poi arriva la seconda violenza: Era abbastanza piccolo?
Era vicino a un obiettivo?
Era già politicizzato?

Come se una bomba chiedesse l’età prima di esplodere.

Come se l’infanzia potesse essere annullata per decreto linguistico.

Nel sistema Epstein è la stessa identica frase, solo senza macerie: Non erano proprio bambine.
Erano mature.
Erano consenzienti.

No. Erano bambini violati da adulti potenti che avevano bisogno di non sentirsi mostri mentre stupravano.

Missili o jet privati, guerra o lusso: il meccanismo è identico.

Prima si usa il corpo.
Poi si distrugge l’infanzia.
Infine si riscrive la definizione per evitare la colpa.

Il potere odia i bambini perché i bambini sono un limite morale.
Dicono: qui dovevi fermarti.

E allora il potere risponde: non era davvero un bambino.

Un bambino non si definisce.
Si protegge.

E quando una società sente il bisogno di chiedere “cos’è un bambino”, è perché ha già deciso che alcuni non meritano più di esserlo.

L’orrore non è nella risposta.

È nella domanda stessa.

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