 |
Con falso nome lo chiamano impero
di Rosa Rinaldi
Due notizie degne di nota.
È morto il giornalista ed educatore palestinese Khaled Al-Saifi, 67 anni, appena una settimana dopo il suo rilascio dalle prigioni israeliane.
È morto per le torture, gli abusi la mancanza di cure che ha ricevuto in carcere.
Al-Saifi, fondatore e direttore del Centro Culturale Ibda'a era una figura culturale, sociale e politica nota anche ad Israele, che ne ha fatto un bersaglio costante. Era stato ripetutamente posto in detenzione amministrativa fin dagli anni 80 e due volte solo negli ultimi due anni, nonostante l'età avanzata e il peggioramento della salute.
A dimostrazione della determinazione di Israele a eliminarlo fisicamente.
Un' altra notizia che colpisce è quella riportato da Al Jazeera e riguarda il piccolo Jamal, un bambino di nove anni, paralizzato.
Soffre di spasmi costanti, incontrollabili e violenti, non riesce neppure a dormire, urla dal dolore.
Per tenere sotto controllo gli spasmi è necessario un farmaco chiamato baclofene.
Che ovviamente a Gaza non si trova perché Israele impedisce l'ingresso di questo e di altri farmaci salvavita.
Ora io mi chiedo cosa spinga certa gente a piagnucolare ovunque riguardo i ragazzi feriti nell'incidente in Svizzera a Crans-Montana e nello stesso tempo a non provare un minimo di pietà per ragazzini come Jamal, ai quali Israele aggrava la sofferenza impedendo l'ingresso di farmaci o facendo saltare in aria i depositi di acqua.
Con l'esercito più morale del mondo che dopo pubblica il solito filmato beffardo.
Certa gente, dunque, si commuove per i ragazzi dell'incidente in Svizzera perché quelli "sono i nostri figli". Mentre il piccolo Jamal NO, non lo è.
Poi leggi i recenti file emersi su Epstein e ti rendi conto quanto profondo sia il processo di normalizzazione dell'orrore che sta alla base di questo ordine mondiale costruito da predatori e pedofili.
E di quanto l'orrore stesso sia usato come mezzo di ricatto per permettere ad uno Stato terrorista di fare tutto ciò che vuole.
Su questa scacchiera globale il piccolo Jamal è un pedone sacrificabile, esattamente come tutti i ragazzini protagonisti degli snuff-movies di Epstein.
Con buona pace di quella parte del mondo più vicina per somiglianza ai predatori piuttosto che alle vittime.
Predatori che
'..rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano impero. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano nuovo ordine" (Tacito)
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|