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03 febbraio 2026
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Con falso nome lo chiamano impero
di Rosa Rinaldi

Due notizie degne di nota.

È morto il giornalista ed educatore palestinese Khaled Al-Saifi, 67 anni, appena una settimana dopo il suo rilascio dalle prigioni israeliane.

È morto per le torture, gli abusi la mancanza di cure che ha ricevuto in carcere.

Al-Saifi, fondatore e direttore del Centro Culturale Ibda'a era una figura culturale, sociale e politica nota anche ad Israele, che ne ha fatto un bersaglio costante. Era stato ripetutamente posto in detenzione amministrativa fin dagli anni 80 e due volte solo negli ultimi due anni, nonostante l'età avanzata e il peggioramento della salute.

A dimostrazione della determinazione di Israele a eliminarlo fisicamente.

Un' altra notizia che colpisce è quella riportato da Al Jazeera e riguarda il piccolo Jamal, un bambino di nove anni, paralizzato.

Soffre di spasmi costanti, incontrollabili e violenti, non riesce neppure a dormire, urla dal dolore.

Per tenere sotto controllo gli spasmi è necessario un farmaco chiamato baclofene.

Che ovviamente a Gaza non si trova perché Israele impedisce l'ingresso di questo e di altri farmaci salvavita.

Ora io mi chiedo cosa spinga certa gente a piagnucolare ovunque riguardo i ragazzi feriti nell'incidente in Svizzera a Crans-Montana e nello stesso tempo a non provare un minimo di pietà per ragazzini come Jamal, ai quali Israele aggrava la sofferenza impedendo l'ingresso di farmaci o facendo saltare in aria i depositi di acqua.

Con l'esercito più morale del mondo che dopo pubblica il solito filmato beffardo.

Certa gente, dunque, si commuove per i ragazzi dell'incidente in Svizzera perché quelli "sono i nostri figli". Mentre il piccolo Jamal NO, non lo è. Poi leggi i recenti file emersi su Epstein e ti rendi conto quanto profondo sia il processo di normalizzazione dell'orrore che sta alla base di questo ordine mondiale costruito da predatori e pedofili.

E di quanto l'orrore stesso sia usato come mezzo di ricatto per permettere ad uno Stato terrorista di fare tutto ciò che vuole.

Su questa scacchiera globale il piccolo Jamal è un pedone sacrificabile, esattamente come tutti i ragazzini protagonisti degli snuff-movies di Epstein. Con buona pace di quella parte del mondo più vicina per somiglianza ai predatori piuttosto che alle vittime.

Predatori che '..rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano impero. Rubano, massacrano, rapinano, e con falso nome lo chiamano nuovo ordine" (Tacito)

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