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03 febbraio 2026
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Biancheria intima usata come arma psicologica
di Emma Buonvino

Militari israeliani che indossano biancheria intima della donne palestinesi producono diversi effetti psicologici sulle donne palestinesi (e sulla comunità)

1. Violenza sessuale senza contatto

Anche se non c’è uno stupro fisico, il cervello lo registra come tale.
Indossare la biancheria intima di una donna significa:
entrare nell’area più privata del corpo,
violare simbolicamente la sua nudità,
trasformare la sua intimità in oggetto di scherno pubblico

Molte donne sviluppano:
vergogna profonda (anche se non hanno colpa),
senso di contaminazione,
sintomi simili a quelli delle vittime di abuso sessuale: dissociazione, ansia, insonnia.
È una ferita che non si vede, ma resta.

2. Distruzione del senso di sicurezza

La casa non è più un rifugio.
Il corpo non è più inviolabile.

Quando un soldato può entrare in casa, toccare, prendere, indossare ciò che è tuo, riderne davanti al mondo, il messaggio è uno solo: “Non esiste più uno spazio sicuro per te.”

Questo produce: ipervigilanza costante, paura cronica, perdita della fiducia nella vita quotidiana.

3. Colpa indotta e silenzio

In una società dove l’intimità femminile è protetta e sacra, la donna può sentirsi “disonorata” anche senza aver fatto nulla, anche se è vittima.

Questo porta spesso a silenzio, ritiro sociale, depressione non detta ed è devastante, perché la violenza funziona anche quando non viene raccontata.

4. Trauma collettivo

Questi gesti non colpiscono solo la singola donna. Colpiscono: le madri, le figlie, gli uomini della famiglia (impotenza, colpa, rabbia), l’intera comunità.

È un attacco alla dignità collettiva: la donna diventa il punto attraverso cui si ferisce un popolo intero.

5. Interiorizzazione dell’umiliazione

Quando l’umiliazione è: ripetuta, pubblica, impunita, rischia di diventare normalizzata.

Questo è uno degli obiettivi più perversi: far sì che la vittima inizi a sentirsi meno degna, meno umana.

È così che un’occupazione cerca di durare nel tempo.

In conclusione: Indossare la biancheria delle donne palestinesi non è una bravata: è un atto studiato per penetrare la psiche, distruggere il senso di sicurezza e spezzare la dignità femminile e collettiva senza lasciare lividi visibili.

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