Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
02 febbraio 2026
tutti gli speciali

Titoli tendenziosi e accuse senza prove
di Giuseppe Franco Arguto

Il Giornale: Sfasciano ma incassano. Così le amministrazioni coprono d'oro i centri sociali. Sara Kelany, deputato FdI

Questo titolo è un condensato di propaganda “a costo zero”: prende un bersaglio già stigmatizzato (i centri sociali), lo impasta con parole che evocano violenza (“sfasciamo”), gli appiccica addosso l’idea di un privilegio (“incassano”, “coprono d’oro”) e chiude il cerchio con un colpevole comodo: “le amministrazioni”. È un frame perfetto perché non chiede prove, chiede solo risentimento.

La prima cosa da smontare è la parola-esca: “coprono d’oro”. Quanto, esattamente? Con quali delibere, quali capitoli di spesa, quali contratti, quali canoni, quali utenze, quali rendicontazioni? Senza numeri e atti, quella frase non è informazione: è suggestione. È il trucco più antico: trasformare la complessità amministrativa (convenzioni, bandi, progetti sociali, comodati, spazi pubblici) in una favola morale a due personaggi: “noi paghiamo, loro incassano”.

Secondo: l’equazione “centri sociali = devastazione”. È una generalizzazione utile solo a chi vuole delegittimare una forma di aggregazione autonoma. I centri sociali, in Italia, sono un universo contraddittorio e plurale: alcuni fanno cultura, doposcuola, sport popolare, mutualismo, biblioteche, concerti; altri confliggono duramente con le istituzioni; altri ancora sono stati teatro di episodi che vanno criticati e perseguiti. Ma un manifesto politico che riduce tutto a “sfasciamo ma incassano” non sta descrivendo: sta costruendo un nemico. E quando il nemico è pronto, la misura repressiva diventa “buonsenso”.

Terzo: il capovolgimento morale. Chi lancia questa campagna pretende di rappresentare “la legalità”, ma usa un linguaggio da gogna: “incassano”, “coprono d’oro”, sottinteso “parassiti”. È la vecchia scorciatoia populista: non risolvo problemi reali (povertà educativa, marginalità, spazi sociali mancanti, dipendenze, solitudine urbana, disagio giovanile), ma offro un bersaglio emotivo. Così si governa con l’istinto, non con la responsabilità.

Quarto: la domanda che loro evitano sempre, perché è scomoda. Se davvero ci sono irregolarità, chi deve intervenire? Non con i meme, ma con atti: controlli, verifiche, trasparenza, rendicontazione, revoche motivate, gare pubbliche dove servono, e soprattutto coerenza. Perché la legalità non è un randello da usare contro gli avversari politici: è una regola uguale per tutti. E allora la questione vera diventa: questa furia moralista la usate anche contro gli sprechi “alti”? Contro gli appalti opachi, le consulenze inutili, le fondazioni amiche, i carrozzoni, le clientele? O la “tolleranza zero” vale solo quando si può colpire chi non ha potere?

Quinto: il nodo politico, quello che interessa davvero a Sara Kelany e a Fratelli d’Italia, con la sponda mediatica di il Giornale. Non è il bilancio comunale. È l’idea che esistano spazi non interamente addomesticati, luoghi dove la socialità non passa dal consumo, dove la politica non è solo talk show, dove la cultura può essere critica. A destra questo dà fastidio per un motivo semplice: l’autorganizzazione è l’opposto della delega. È un esercizio pratico di cittadinanza reale. E ogni cittadinanza reale, quando non è controllabile, viene dipinta come “minaccia”.

Chiariamo allora la posizione, senza ipocrisie: se c’è chi commette reati, lo si persegua. Se ci sono privilegi o affidamenti opachi, li si renda pubblici e li si corregga. Ma se l’obiettivo è trasformare un intero mondo di esperienze in una caricatura (“sfasciatori pagati”), allora non è una battaglia per la legalità: è una battaglia per il silenzio. E il silenzio, in una società democratica, è sempre il primo gradino della paura.

Noi non difendiamo “a prescindere” nessuno. Difendiamo un principio: la verità contro la propaganda. Portate gli atti, portate i numeri, portate le prove. Il resto è fumo buono solo a una cosa: farvi applaudire mentre spostate l’attenzione dai problemi reali e dalla vostra idea di ordine, che troppo spesso coincide con una parola sola: obbedienza.


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale