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Gideon Levy su Haaretz: Israele vuole un’altra guerra
trad. di Rosa Rinaldi
1 febbraio 2026 - Ieri, nel luogo del bombardamento dell’aeronautica israeliana a Mawasi, nel sud della Striscia di Gaza, giaceva il corpo di un cavallo morto: una scena straziante. Il suo corpo bruno era ridotto a pelle e ossa, e il bombardamento ha probabilmente posto fine alle sue sofferenze — le sofferenze di un cavallo affamato, costretto a lavorare fino allo stremo a Gaza.
Quando gli esseri umani soffrono, i loro animali da soma soffrono ancora di più. Intorno si alzavano colonne di fumo dai resti delle tende dove decine di migliaia di sfollati disperati avevano trovato un rifugio illusorio. Avevano creduto, invano, nel cessate il fuoco. Avevano pensato, a torto, di trovarsi in una zona sicura. In entrambi i casi, Israele li ha ingannati.
Le immagini provenienti da Gaza erano, come sempre, terrificanti: una donna dal corpo dilaniato portata su una barella; un neonato dal volto sfigurato, ventilato manualmente, probabilmente inutilmente; corpi abbandonati sul terreno; e sullo sfondo un pianto straziante — una donna che urla la propria disperazione davanti a un morto avvolto in una misera coperta di lana.
Ancora prima dell’alba, sette membri di una stessa famiglia sono stati uccisi ieri a Mawasi — tutti definiti “infrastrutture terroristiche”. In seguito il bilancio è salito a 31 morti, almeno sei dei quali bambini.
È stata una delle giornate di bombardamenti più letali dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. Secondo il Ministero della Sanità palestinese — una fonte a cui ora anche Israele ufficiale dice di credere — Israele ha ucciso 509 persone a Gaza da allora. Eppure, a quanto pare, nemmeno questo fiume di sangue è sufficiente.
Reazione
I bombardamenti di ieri non sono stati casuali, né lo è stato il loro tempismo. Israele ha sostenuto che si trattasse di una risposta alla violazione del cessate il fuoco da parte di Hamas.
Serve un’audacia straordinaria per accusare Hamas di aver violato il cessate il fuoco dopo più di 500 palestinesi uccisi a Gaza, e per ritenere legittima un’ulteriore strage di civili solo perché alcuni miliziani sono emersi da un tunnel. È difficile, inoltre, ignorare la coincidenza tra l’ondata di uccisioni di ieri e l’apertura prevista per oggi del valico di Rafah.
L’apertura del valico avrebbe dovuto segnare un nuovo inizio: l’avvio della seconda fase del piano americano. Ma davvero?
Israele farà di tutto per sabotarla.
Trenta morti al giorno forse non bastano a far fallire un piano, ma offrono una scenografia adeguata al cosiddetto “processo di pace”. Hamas ha adempiuto alla sua parte liberando tutti gli ostaggi; Israele, invece, non ha smesso di uccidere nemmeno per un solo giorno.
Non si tratta più soltanto di sete di sangue o di desiderio di vendetta, che non si sono placati dal 7 ottobre.
Ora c’è la volontà di mandare in frantumi il piano Trump, per poter tornare alla guerra.
Amos Harel ha scritto l’altro ieri su Haaretz che la politica del governo si fonda sulla speranza che il piano Trump fallisca e che il presidente conceda a Israele il via libera per una nuova conquista della Striscia. È questo ciò che Israele vuole.
La restituzione del corpo dell’ultimo ostaggio avrebbe dovuto segnare la fine della guerra più terribile mai combattuta da Israele e l’inizio di una nuova speranza.
È stata invece anche la guerra più fallimentare: al suo termine, la situazione di Israele è incomparabilmente peggiore rispetto all’inizio.
A parte il ritorno degli ostaggi e la soddisfazione del desiderio di punizione, la guerra più lunga non ha prodotto alcun altro risultato positivo. I danni, al contrario, si sono accumulati. L’Israele del 2026 è in condizioni molto peggiori dell’Israele del 2023. Internamente e sul piano internazionale è un altro Paese — e sta peggio.
In modo tragico, anche chi riconosce i danni che la guerra di Gaza ha inflitto a Israele ne vuole ancora.
Incredibile.
Come un giocatore d’azzardo che ha perso tutto, il governo vuole un altro giro, convinto che questa volta arriverà il colpo decisivo, quello che finora è mancato. Ciò che non è stato ottenuto con la forza verrà ottenuto con ancora più forza.
Ma quanta forza resta da esercitare su una Gaza già devastata?
La maggioranza degli israeliani non sembra turbata. Mai masse di israeliani sono scese in piazza per impedire un nuovo ciclo di genocidio. E come se non bastasse, in una notizia dell’Associated Press sulle uccisioni di ieri a Gaza compariva una pubblicità in ebraico: “Il successo dell’inverno — piscina con correnti importata dagli Stati Uniti. Jacuzzi e fitness nel tuo giardino”. Israele 2026.
Reazione
Il genocidio continua senza sosta.
Oltre 20.000 bambini e neonati sono stati uccisi da cecchini, bombardamenti aerei e dalla fame imposta deliberatamente.
Decine di migliaia di persone sono ancora sepolte sotto le macerie.
Il 99% degli ebrei israeliani continua a negare.
Avete perso ogni legittimità morale quando avete ucciso con crudeltà decine di migliaia di bambini.
Siete una Shoah morale.
Non c’è nulla che non si sia disposti a fare pur di giustificare l’uccisione di migliaia di bambini innocenti e di decine di migliaia di persone “per nulla”.
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