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Non indagate sugli agenti
di Giuseppe Franco Arguto
"𝐆𝐥𝐢 𝐚𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐠𝐢𝐬𝐜𝐨𝐧𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐝𝐞𝐦𝐩𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐚𝐠𝐚𝐭𝐢". (G. Bignami)
Se passa l’idea che “gli agenti che agiscono nell’adempimento del dovere non devono essere indagati”, allora la domanda decisiva è una sola: chi stabilisce che erano nell’adempimento del dovere?
Non può deciderlo chi è parte in causa, né può deciderlo la politica. In uno Stato di diritto lo accerta la magistratura, attraverso indagini, riscontri, responsabilità e contraddittorio. Perché “adempimento del dovere” non è uno slogan: è una qualificazione giuridica che arriva dopo i fatti, non prima.
Togliere l’indagine significa questo: sostituire il controllo con l’immunità, la verifica con la fede, la legalità con l’obbedienza. E quando il potere esecutivo pretende di “certificare” da sé l’innocenza dei propri apparati coercitivi, il confine tra ordine e abuso diventa nebbia comoda.
Non è un dettaglio, se pensiamo alle troppe circostanze in cui la forza pubblica ha oltrepassato il principio di proporzionalità, producendo feriti, umiliazioni, violenze. In quei casi, l’indagine non è un’offesa: è una garanzia per tutti, anche per gli agenti corretti, perché separa la tutela legittima dall’abuso.
Se si normalizza l’idea del “non si indaga”, si legittima a priori qualunque eccesso, soprattutto in un clima dove qualcuno sogna militarizzazione e assetti “da guerra” nelle città. E allora la domanda vera non è “fidatevi”. È: chi controlla chi usa la forza, quando la forza sbaglia?
PS Bignami ha pronunciato la frase in argomento durante la trasmissione Diritto e Rovescio.
 
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