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31 gennaio 2026
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Meloni come i treni di Salvini
di Elisa Fontana

Ma davvero c’è ancora qualcuno che si meraviglia del grande ritardo e della forma con cui Meloni si è fatta intravedere in Sicilia?

Sono passati praticamente 10 giorni dalla devastazione della tempesta Harry e dall’inizio della frana di Niscemi e, non potendone più in nessun modo farne a meno, ha fatto un rapido giro in elicottero sul litorale di Catania per vedere la devastazione di Harry, poi, sempre in elicottero, rapido giro sulla frana di Niscemi e riunione in comune con il sindaco.

Visita blindatissima in cui nessuno ha potuto avvicinarsi, tranne i giornalisti che sono stati accolti da un arrogantissimo “Siamo qui per lavorare, non facciamo piazzate”, come se il compito dei giornalisti fosse quello e non fare domande. Ma, d’altronde sappiamo bene la considerazione in cui tiene la stampa che fa domande, ce lo ha fatto sapere in mondovisione impartendo una lezione sul tema all’amico Donald.

Alla meraviglia di molti che ritengono che Meloni abbia perso una grande occasione, che così non ci si comporta, che quando fu dell’Emilia Romagna mise gli stivali nel fango e rientrò precipitosamente dal Giappone per essere presente, rispondo che forse sfugge loro la vera natura politica di Meloni.

E se vogliono rintracciarla, tornino con la memoria alla strage di Cutro, alla partenza in pompa magna di tutto il governo per fare un consiglio dei ministri di pura propaganda, rovinato da quella maledetta conferenza stampa, da quei maledetti giornalisti e dallo straniato Mario Sechi che non riusciva a tirarsi fuori e a tirarla fuori dal fuoco di fila delle domande scomode.

Ma, al di là di quello, vorrei solo ricordarvi che non trovò doveroso nemmeno andare ad omaggiare le bare di quelle vittime innocenti e si limitò giorni dopo a riceverne le famiglie, promettendo aiuti che ancora aspettano. Il nodo è quello. Mentre in Emilia Romagna la visita in pompa magna poteva avere il senso politico del mostrarsi per raccattare voti e strappare la regione all’odiata sinistra, a tal punto da coinvolgere anche la cara Ursula, a Cutro non c’erano voti da lucrare, anzi c’era da stare attenti a non infastidire buona parte del suo elettorato che vede i migranti come la peste. E allora, via lo spettacolo del governo tutto compatto a Cutro, ma i naufraghi morti, ormai erano morti, no?

In Sicilia si è ripetuto lo stesso meccanismo, con l’esclusione della conferenza stampa che da Cutro in poi non fa più parte degli orizzonti meloniani. E’ venuta perché alla lunga non poteva farne a meno, ha dato una rapida occhiata, si è tenuta ben alla larga dalle persone e si è fatta immortalare davanti ad una mappa con la matita in mano e l’aria compunta, promettendo alla fine aiuti che arriveranno e saranno corposi ha detto, ma che al momento ammontano a 33 milioni di euro.

Ma cosa avrebbe potuto fare di diverso? Niente, assolutamente niente. Che passerella avrebbe potuto organizzare per sottolineare eventuali mancanze? La Sicilia è saldamente in mano alle destre da 25 degli ultimi 30 anni, l’attuale governo regionale vede i rappresentanti di FDI in prima linea, anche nelle inchieste, ha dovuto commissariare il partito che sta affogando in mezzo agli scandali e alle inchieste, la Sicilia e i suoi problemi sono l’ultimo dei pensieri di queste destre, come ampiamente dimostrato dal segreto di Pulcinella della frana di Niscemi e, dunque, che passerella veniva a fare?

C’era davvero il rischio del lancio libero di ortaggi. E così, quando le cose non funzionano, prima fa come i treni di Salvini e arriva in ritardo, ma poi scatta il riflesso condizionato e scappa, dai giornalisti, dai cittadini, dai problemi. E’ chiaro ormai che le sue dimensioni perfette sono solo il salotto di Bruno Vespa e i social.

Non chiedetele altro, perché altro la ragazza della Garbatella non può dare, con buona pace di chi davvero ci ha creduto.


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