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Apologia di genocidio
di Rossella Ahmad
Io li ricordo bene.
Ricordo tutti i nomi e anche le loro frasi.
Potrei elencarli in sequenza e scrivere l'esatta formulazione dei loro pensieri marci, che si traducevano in parole marce.
La propaganda di Hamas
I funerali dei pupazzi
Gli chalet sul mare, in cui bere caffe' decorato con cuori vibranti di cacao
Le madri grasse e le temperature a Gaza, mai troppo basse per i neonati coi piedi scalzi, senza coperte, all'addiaccio
I cinquemila morti, proprio ad esagerare.
Israele che sta bene attento a non fare vittime civili
L'esercito più morale del mondo
Demokrazia vs terrorismo
Anzi, l'unica democrazia del Medioriente, tre bestialità in un'unica frase
Cifre sparate a caso. Le loro. Per giustificare l'entità genocida e se stessi, che di quel genocidio erano apologeti e complici.
Apologia di genocidio.
Ripetiamo queste parole più volte, lentamente, per valutare e soppesare la gravità di quanto accaduto.
Apologia di genocidio.
Vilipendio delle vittime.
Complicità in crimini contro l'umanità.
Occultamento della verità' a favore della propaganda genocida.
La dykaiosyne irrimediabilmente violata.
E questi sono gli uomini e le donne - si fa per dire - che legifereranno sulle nostre teste, per impedire almeno a noi di sollevarci dalla palude morale nella quale siamo sprofondati.
Sanno bene cosa rischiano: la voce dei popoli è promemoria della loro infamia, e la temono.
Ologrammi, fantasmi, cannibali. Disgraziati. Errori di programmazione della storia, bug nel software dell'umanità'.
Vorrei vederli ora, mentre la verità' - una mezza verità' - comincia a palesarsi e i carnefici del popolo palestinese confessano il crimine da essi negato, con lo slancio dell'ascaro e del nero di cortile.
Anzi no. Vorrei semplicemente vederli sparire, uno dietro l'altro, rovinosamente, perseguiti dalla Giustizia e travolti dall'ira funesta dei popoli.
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