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Naufragio collettivo
di Alessandra Sciurba
Ieri ho presentato, con autorevoli colleghe e colleghi, il libro di Giorgio Belli Dell'Isca "Deriva, soccorso, abbandono. Essere naufraghi nell'antica Grecia" (Palermo University Press). Un libro che, come dovrebbe essere sempre, muove dall'urgenza di comunicare per prendere parte rispetto a qualcosa che ci interroga profondamente su chi siamo, chi vorremmo essere, chi vorremmo diventare.
Il suo autore ha esplorato la percezione e la narrazione dei naufragi nell'antica Grecia per reagire allo sgomento di fronte ai naufragi del presente, in cui si riflette, oggi più che mai, il naufragio della nostra umanità. E ci racconta che per nominare i naufragi, per non rappresentarli più come una punizione divina di colpe imperscrutabili, ma per arrivare al dovere del soccorso come humanum ufficium, il dovere che gli esseri umani hanno verso gli esseri umani, ci sono voluti quasi duemila anni.
E io posso aggiungere che quasi altri duemila ce ne sono voluti prima che questo sacro principio diventasse il fondamento del diritto internazionale del mare, così connesso al diritto dei diritti umani e alla sua imprescindibile universalità.
Sono bastati pochi decenni, invece, per cancellare tutto. Per trasformare il mare da "ponte", a frontiera, a laboratorio dell'addomesticamento delle nostre coscienze, della normalizzazione dell'abbandono, della criminalizzazione di chi soccorre, dell'accettazione che gli Stati possano comportarsi come banditi, affogando persone e leggi.
I prodromi del genocidio in diretta a Gaza, di un diritto internazionale ostaggio dei bulli, degli uomini in divisa che ammazzano nelle strade della più grande democrazia occidentale chi si oppone alle deportazioni anche dei bambini, erano tutti lì, in quei naufragi con spettatore, diretta conseguenza di scelte politiche spietate e illegali.
Fino a questi giorni in cui, mentre centinaia di dispersi sono ancora in mare, c'è l'ennesimo governo che con soddisfazione dichiara il calo nel numero degli arrivi, come tornando all'antichissima maledizione che implorava i naufragi.
Eppure i greci alla fine lo avevano capito: la condizione umana è una sola. O ci si salva insieme, o si naufraga tutti.
 
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