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30 gennaio 2026
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Regione Calabria con doppi servizi
di Raffaele Florio

Era da molto che non vi parlavo del nostro presidente Occhiuto.

Non perché nel frattempo le cose si siano chiarite. Al contrario: perché, come spesso accade in Calabria, mentre il rumore mediatico si abbassa, i nodi vengono al pettine in silenzio.

Da quest’estate, da quando l’inchiesta della Procura di Catanzaro ha iniziato a delineare un perimetro preciso, ripetiamo una verità scomoda: il problema Occhiuto non nasce nelle aule di giustizia, ma nei palazzi della politica. La magistratura, semmai, arriva dopo, quando il metodo è già diventato sistema.

Oggi quel sistema emerge in modo quasi didascalico con il caso dell’auto blu. Una vicenda che, presa da sola, potrebbe essere liquidata come un dettaglio amministrativo. Ed è proprio così che viene trattata: come una questione tecnica, per addetti ai lavori, da affogare tra delibere, dipartimenti e competenze incrociate.

Peccato che la politica non funzioni così.

Ma qui il problema non è solo penale. È istituzionale.

Con il caso dell’auto blu, quella diagnosi trova una conferma plastica.

Il punto non è l’Audi A6 blindata.
Il punto non è il canone mensile.
Il punto non è nemmeno il lusso.
Il punto è il meccanismo.

I FATTI

Un’Audi A6 blindata utilizzata dal presidente della Regione Calabria. Un contratto di noleggio a lungo termine intestato alla Regione, gestito dal Dipartimento Economia e pagato con fondi della Cittadella, per un canone mensile di oltre duemila euro. Parallelamente, una delibera del Consiglio regionale – mai smentita né superata – che prevede un contributo specifico per il noleggio dell’auto di rappresentanza del presidente della Giunta. Due fonti pubbliche, un unico servizio.

L’inchiesta della Procura di Catanzaro inserisce questo elemento in un quadro più ampio che riguarda incarichi, rapporti, rimborsi e gestione delle risorse regionali.

Tradotto: due canali pubblici che confluiscono nello stesso beneficio. E la domanda – banale, persino imbarazzante – resta lì, senza risposta: chi paga davvero? E quante volte?

Non serve essere giuristi o magistrati per capire che il problema non è il cavillo, ma l’opportunità.

Perché un presidente di Regione che governa una delle terre più povere d’Europa dovrebbe anche solo esporsi al sospetto di una duplicazione di spesa?

Perché non chiarire tutto subito, carte alla mano, senza rifugiarsi nel silenzio o nei comunicati difensivi?

Qui entra in scena il vero nodo politico che denuncio da mesi: l’idea proprietaria del potere.

Occhiuto governa come se la Regione fosse un’estensione del suo ufficio personale, dove i confini tra ciò che è legittimo, ciò che è opportuno e ciò che è semplicemente “possibile” diventano elastici.

In questa elasticità prosperano gli incarichi, le relazioni, i rapporti opachi, i rimborsi, le auto, le strutture parallele. Nulla di clamoroso preso singolarmente.

Tutto inquietante se messo in fila.

Ed è qui che l’inchiesta diventa una cartina di tornasole: non racconta solo presunti reati, ma un sistema di gestione del potere che in Calabria conosciamo fin troppo bene. Un sistema dove la legalità non viene violata in modo plateale, ma consumata per logoramento, a forza di deroghe, eccezioni, interpretazioni favorevoli.

Da quest’estate dico una cosa che oggi suona ancora più attuale: Occhiuto non è travolto dagli eventi. È accompagnato dagli eventi. Ogni nuovo “avvicendamento” – un incarico, un contratto, un beneficio, un pagamento – non chiarisce, ma complica. Non chiude, ma apre nuove domande.

Chi governa non può permettersi di vivere sotto un punto interrogativo permanente.

In qualunque democrazia matura, un presidente avrebbe già fatto un passo indietro (non come quello che ha fatto lui), non per ammissione di colpa, ma per rispetto dell’istituzione.

Qui no. Qui si tira dritto. Perché in Calabria il potere non si sospende: si occupa.

E allora sì, la domanda finale non riguarda l’Audi. Riguarda la Regione.

Chi la guida davvero?

A nome di chi?

E soprattutto: con quali soldi e con quanta trasparenza?

Finché a queste domande non verrà data una risposta chiara, pubblica e verificabile, il problema non sarà l’inchiesta.

Il problema sarà chi continua a far finta che non esista.


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