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27 gennaio 2026
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Iran: il dito dei sinistri che indica la luna
di Lenny Bottai

Da mesi non si parla di altro, attraverso i TG, giornali e le tante trasmissioni TV, siamo travolti della rituale ondata di retorica umanitaria che ha purtroppo avvinghiato anche buona parte della sinistra italiana, quella che quando il dito indica la luna, alla seconda non ci pensa nemmeno se il dito è del peggior lestofante della terra se usa certe leve acchiappa citrulli.

Questa sera i media ci hanno raccontato dell’intervento di Tajani in merito al giudizio sui Pasdaran che ha causato il richiamo dell’ambasciatrice italiana in Iran, dove questo elemento ha parlato di dignità del nostro paese per i manifestanti morti.

Ma è davvero la salute della democrazia e degli iraniani che interessa a questi personaggi che hanno permesso il massacro dei palestinesi senza sollevare una parola?

Per frenare le eventuali accuse di sostenere una teocrazia e di reputare gli ayatollah i nuovi soviet, faccio un passo indietro: nel 1978 la rivoluzione islamica dell'ayatollah depose lo scia’, percepito come autoritario, repressivo e troppo legato agli Stati Uniti e all’Occidente. Questo alimentò difatti un malumore crescente tra studenti, operai, intellettuali, religiosi e varie correnti politiche.

Mohammad Pahlavi (il suo nome) arrivò però al potere grazie a un colpo di Stato appoggiato dall’Occidente, in particolare dagli USA e UK, perché il presidente democraticamente eletto Mohammad Mossadeq, un democratico laico (mica Stalin eh...) aveva deciso di nazionalizzare il petrolio e commerciare liberamente anche con tutti, anche con la vicina URSS.

Idea che non piacque alla CIA ed all’M16, i quali allora organizzarono un "bel" colpo di stato, denominato Operazione Ajax, per mettere così al suo posto il più collaborativo Sia’ (un principe) che nel giro di poco, per ringraziare gli amici, annullò il processo di nazionalizzazione e concedette il 40% agli statunitensi, il 40% inglesi e il 20% europei.

Il consorzio straniero rilasciava all’Iran in cambio il 50% dei guadagni, che non controllava neppure, ma incassava secondo quanto liberamente concesso dai coloni. Questa scelta ha favorito il rancore popolare che fu cavalcato dagli ayatollah, i quali lo usarono proprio per legittimarsi nel 1979 quando, a seguito di disastri economici, quali un'inflazione altissima, disuguaglianze sociali, corruzione e repressione, crebbe in maniera esponenziale il movimento che permise a Khomeini di prendere il potere con la famosa rivoluzione islamica.

Da qui l’Iran ha assunto una posizione internazionale in pieno antagonismo agli attori occidentali che avevano provato a più riprese a strappare le ricchezze del paese, vero problema che ha portato alla situazione odierna, dove pubblicamente USA e occidente fomentano le rivolte a costo di sacrificare i giovani iraniani, non per dargli futuro e democrazia, ma per far tornare lo Scia’.

Alcuni mesi fa, per consolidare la partnership tra i due paesi, gli USA, affiancati da grandi benefattori quali Zuckerberg e Musk, ma anche Elkann, hanno firmato accordi per investimenti che arrivano a 1000 miliardi in Arabia Saudita. La commissione UE invece ha di recente concluso un accordo di collaborazione economica basata sul reciproco vantaggio con gli Emirati Arabi.

C’è la democrazia in questi paesi? Nemmeno per sbaglio! Non ci sono elezioni, il potere reale è dinastico. La legge è la Sharia, i processi sono diretti da giudici che dipendono dai sovrani. E le donne sono libere?

Molto meno che in Iran, si pensi che da poco (2018) accedono alla patente e le attiviste che hanno lottato per ottenerla sono perseguitate. L’Arabia Saudita si è classificata al 141° posto su 144 paesi per il rispetto della parità di genere, insieme agli Emirati ha il record di condanne a morte (247 nel 2025).

In Iran circa il 64,3 % delle donne ha conseguito una laurea, in campi specifici come le STEM (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica) costituiscono circa il 70 %, da qui il legittimo movimento per chiedere diritti, perché - attenzione a confondere il dito con la luna - il punto sta proprio in queste enormi contraddizioni di un mondo che crea una narrazione “democratica”, per poi determinare “cosa, chi e come”. I sinistri ovviamente ci cascano con le scarpe e tutto, come si dice dalle mie parti, e scendono in piazza per la libertà degli iraniani, ma davvero è questo l'obiettivo.

Mai viste scendere in piazza donne a fare flash mob per le giovani saudite o emirine, paesi dove tranquillamente i vari Renzi (in piazza per le donne iraniane) hanno ricevuto un incarichi da oltre 1 milione di euro, dove la Von Der Leyen che si è recata dove interessi occidentali si muovono quotidianamente. Come avviene nello sport con partite della supercoppa italiana giocate a Gedda e Riad senza nessuno scandalo o domande su come gira la vita delle donne o su chi cuce i palloni da gioco.

Pensiamo agli sponsor Fly Emirates, agli incontri di boxe o arti marziali miste disputati in quei paesi con eventi promossi ogni giorno. Oppure ai 377.000 morti in Yemen dove i due paesi imperversano da tempo uccidendo senza fare notizia (altro che Russia...).

Si capisce chiaramente perché Chavez rispondeva ai giornalisti in maniera sprezzante, di fronte alla domanda provocatoria del suo rapporto con Ahmadinejad (ex presidente dell’Iran), unico disposto a raffinare il petrolio venezuelano rinunciando all’embargo USA, che nessuno decideva i suoi amici all’infuori di lui. E chi non capisce queste dinamiche delle democrazie occidentali, rischia di essere l’utile idiota di turno, come è stato in Siria, in Afghanistan, in Libia, paesi dove dopo i regime change non si parla più di diritti umani e di genere.

La fine che hanno fatto le YPG e JPG, utilizzati come calzini dall’occidente in funzione anti-Assad o come carne da macello contro l’ISIS, e poi messo Al Jolani al potere lasciati in un mare di fango, anche se prima erano bravi, ecologisti e anti-sessisti sponsorizzati anche da UE e da le iene.

Torna davvero difficile pensare che esiste ancora della gente che crede alle favolette dell’occidente che lotta per la libertà dei popoli e per la giustizia, ma - eppure - questa gente esiste ancora.

La Cina da anni ha indicato la via, ovvero smettere di legittimare che siano le potenze a determinare cosa accade negli altri paesi anche quando non è in pericolo l’integrità di nessuno, ma si tratta solo di interessi coloniali che il famoso “libero mercato” ormai non è più in grado di regolare. Ma mentre ciò accade, alcuni continuano a fissare il dito, a scendere in piazza, fumare foto e tagliarsi capelli, tanto poi dimenticheranno tutto, come già fanno per i 3/4 di mondo dove non ci sono interessi.

Un po' come in Afghanistan, dove i talebani, finalmente allineati, sono diventati democratici e per questo sono stati rimessi al suo posto.

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