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IG Farben: la razionalità industriale messa al servizio dello sterminio
di Emma Buonvino
IG Farben non fu una semplice “azienda che collaborò”.
Fu un pilastro strutturale dell’apparato genocidario nazista.
Nata come colosso chimico tedesco, simbolo del progresso scientifico e della modernità industriale, IG Farben mise intelligenza, capitale, ricerca e organizzazione al servizio della distruzione sistematica dell’essere umano.
Zyklon B: da pesticida a strumento di annientamento.
Lo Zyklon B era originariamente un pesticida a base di acido cianidrico, usato per la disinfestazione.
Venne prodotto dalla Degesch, controllata da IG Farben, e distribuito da aziende affiliate.
La trasformazione non fu tecnica.
Fu morale.
Non si trattò di un “abuso imprevisto”:
IG Farben sapeva
IG Farben fornì
IG Farben continuò a produrre anche quando l’uso nei campi di sterminio era noto.
Il gas non fu improvvisato:
fu calcolato, dosato, ottimizzato per uccidere rapidamente masse di persone chiuse in spazi sigillati.
La chimica, che avrebbe dovuto servire alla vita, venne piegata alla morte.
Auschwitz-Monowitz: la fabbrica accanto al campo
IG Farben non si limitò a fornire il veleno.
Costruì Buna-Monowitz (Auschwitz III), un enorme complesso industriale accanto al campo di sterminio.
Lì accadde qualcosa di diabolicamente assurdo:
detenuti ebrei, prigionieri ridotti alla fame e allo stremo, furono usati come manodopera schiavile
per sostenere l’industria chimica del Reich
mentre, a poche centinaia di metri, le camere a gas funzionavano senza sosta.
Molti di quegli uomini:
maneggiavano sostanze chimiche
lavoravano in condizioni letali
sapevano, o intuivano, cosa fosse lo Zyklon B
E sapevano che quello stesso apparato industriale stava costruendo la loro fine.
Il paradosso morale assoluto
Qui non siamo davanti a una “contraddizione”.
Siamo davanti a un abisso etico senza fondo:
uomini costretti a lavorare
per un’industria che produceva
il gas che li avrebbe uccisi.
Non c’è simbolo più perfetto della perversione moderna:
la razionalità separata dall’etica
l’efficienza scollegata dall’umanità
l’idea che “fare bene il proprio lavoro” possa giustificare qualsiasi cosa.
IG Farben dimostra che il male non ha bisogno di fanatici urlanti:
gli bastano manager, ingegneri, chimici, bilanci, protocolli.
Dopo: responsabilità diluite, colpe frammentate
Dopo la guerra
alcuni dirigenti di IG Farben furono processati,
molti ricevettero pene lievissime,
l’azienda fu smembrata, ma i suoi eredi industriali prosperarono.
La macchina non si fermò: cambiò nome.
Perché questa storia ci riguarda ancora
IG Farben non è solo storia.
È un monito:
quando l’essere umano diventa “materiale”
quando la vita vale meno del profitto o dell’ideologia
quando la tecnica si dichiara neutrale
allora l’orrore diventa amministrabile.
Ed è proprio questo che lo rende possibile.
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