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28 gennaio 2026
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Mafia: la strage di Feudo Nobile
di Pino Maniaci

Leggete questi nomi: Vincenzo Amenduni, Fiorentino Bonfiglio, Mario Boscone, Emanuele Greco, Giovanni La Brocca, Vittorio Levico, Pietro Loria, Mario Spampinato. Sono quelli di otto carabinieri, tutti uccisi dalla Banda dei Niscemesi di Rosario Avila e Salvatore Rizzo, che in quegli anni terrorizzava la Sicilia orientale.

Era il 1946, a Feudo Nobile, piccola masseria nelle campagne a confine con Gela, c'era una piccola caserma dei Carabinieri. Quello che sorride in foto era il comandante Vincenzo, 39 anni.

Il 9 gennaio ricevette una segnalazione per pascolo abusivo e la mattina del giorno dopo, uscì per effettuare un sopralluogo insieme a quattro suoi uomini, Vittorio, Emanuele, Pietro e Mario. Nei loro volti la preoccupazione, il presentimento che stavano per cadere in una trappola, dal momento che qualche settimana prima, nei pressi di Caltagirone, venne catturato Concetto Gallo, dirigente del movimento indipendentista siciliano, dopo la battaglia di Monte San Mauro tra l’esercito italiano e quello dei Separatisti.

I militari temevano una rappresaglia e avevano ragione: pochi minuti dopo, infatti, vennero raggiunti da un gruppo di banditi a cavallo, cercarono di resistere ma furono accerchiati e sequestrati, così come gli altri tre carabinieri rimasti in caserma, costretti a seguire i banditi dopo che questi avevano assaltato l'edificio a colpi di mitra e bombe a mano.

Gli otto carabinieri vennero legati, imbavagliati e poi torturati, con un'arma puntata alla testa quando a poca distanza dal luogo in cui erano rinchiusi, sentivano passare i loro colleghi che li cercavano a ogni ora del giorno. Rizzo e Avila, tramite la mafia, avrebbero poi avviato una trattativa con lo Stato: chiedevano la liberazione di alcuni capi indipendentisti tra cui Concetto Gallo, l’amnistia per la banda oppure una comoda fuga all’estero.

Dopo qualche settimana, pare non si raggiunse nessun accordo. L'unica certezza è che la sera del 28 gennaio 1946 la banda dei Niscemesi fece fuori gli otto carabinieri: vennero portati in territorio di Mazzarino, nei pressi di cave di zolfo. Qui furono legati, denudati, e fatti inginocchiare. Poi assassinati a colpi di mitra, uno ad uno, così che ognuno potesse vedere l'altro morire. Il più piccolo di loro aveva 20 anni.

I corpi vennero buttati dentro ad un pozzo e lì restarono per mesi, fino a maggio, quando furono recuperati grazie alla confessione di uno dei banditi che partecipò all'omicidio. La strage di Feudo Nobile fu una delle più sanguinose dell'epoca del banditismo.


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