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28 gennaio 2026
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Sicilia: a noi la scelta
di Elisa Fontana

Sono giorni che guardo quel che sta accadendo a Niscemi, la frana che ha già inghiottito case, macchine, mezzi e che rischia piano piano di inghiottire la cittadina intera e mi freno dallo scrivere sull’onda di quel che vedo e che ascolto. Ma il silenzio non mi piace, se è in piccole dosi serve a riflettere, a non farsi prendere dall’onda emotiva di quel che accade. Ma se è troppo diventa disinteresse, acquiescenza, complicità.

E, dunque, è arrivato il momento di fare alcune riflessioni per niente originali o destabilizzanti, ma in questo nostro Paese non bisogna mai dare per scontato nulla e alcune cose vanno dette con forza.

Le immagini che si vedono danno conto da una parte della immane vastità della frana su cui in pratica poggia l’intera Niscemi e, dall’altra, della disperazione senza limiti di chi ha già perso tutto, di chi ha la casa appesa alla voragine che si è aperta e che rischia di allargarsi sempre più. Non ci sono parole davanti alle lacrime disperate di chi ha visto frantumarsi in un attimo i sacrifici di una vita, la sicurezza di una casa, la custodia delle proprie memorie.

E non c’è sorpresa nel vederli scagliare contro i politici regionali che sono arrivati in loco a fare passerella, mentre quelli nazionali per ora hanno stanziato 100 milioni di euro per l’emergenza. Cioè, nulla.

No, non sono ingenerosa a scrivere che sono andati a fare la passerella, nonostante le facce di circostanza, perché la frana di Niscemi è conosciuta fin dalla fine del Settecento e nel 1997 ci furono crolli e pezzi del paese che si staccarono a gradoni, rendendo chiaro a tutti che quel paese su quella collina d’argilla non avrebbe mai dovuto essere costruito, perché ad ogni pioggia più abbondante si riempiva d’acqua come una spugna e poi la rilasciava portandosi dietro la collina. Perché questo sta accadendo, la collina scivola a valle quando c’è troppa acqua, figuriamoci dopo il passaggio della tempesta Harry che non sarà certamente l’ultima.

Cosa fu fatto? Assolutamente nulla. Cosa fecero i cittadini? Assolutamente nulla. Ed eccolo qui lo snodo sostanziale e imprescindibile, ma purtroppo del tutto normale che ha reso questa terra, non solo Niscemi, un castello fragilissimo dal punto di vista idrogeologico e non solo: la politica tutta si disinteressa totalmente del territorio confidando nella remissività dei cittadini, i cittadini aspettano che la politica si interessi e faccia qualcosa, ma se non agisce si perde pian piano la memoria dell’emergenza e del pericolo.

Perché Niscemi è solo l’esempio più vicino temporalmente, ma la Sicilia è piena di emergenze di questo tipo, dalla frana di Giampilieri ai binari penzolanti nel vuoto dopo il passaggio di Harry, passando per i “normali” smottamenti dovuti alla pioggia sulla Messina-Catania con relative interruzioni autostradali e ferroviarie e potrei continuare senza limiti.

Ora, è chiaro che le colpe della politica siano enormi, di tutta la politica, la destra che per 25 su 30 anni l’ha governata e la sinistra che ha dimenticato ogni identità politica, politica colpevole sia quando non si è battuta per avere fondi da spendere nella difesa del territorio, sia quando, pur avendoli, non si è curata di spenderli, come in Sicilia accade troppo spesso nella disattenzione generale. Ma la verità dobbiamo dirla tutta.

Altrettante colpe le abbiamo noi siciliani che ci siamo fatti scivolare addosso tutte le peggiori porcherie politiche bipartisan in ogni campo. Adesso è arrivato il momento di dire a voce alta che la politica ha le sue innegabili e grandissime colpe, ma noi siciliani li abbiamo eletti e rieletti, nella distrazione più totale che troppo spesso si è rivelata connivenza con pratiche opache, clientelismo e affarismo.

Per non parlare poi della insofferenza verso quei siciliani, non pochi, ma minoranza, che hanno sempre propugnato la legalità e richiamato i politici ai loro doveri, nella indifferenza quasi generale. Da vivi, perché poi una volta uccisi da interessi e intrecci indicibili diventano eroi.

Cosa deve servire ancora per renderci conto che questa strada, frequentata per troppi anni, ha portato solo benefici ad una classe politica predatoria e indecente e solo briciole insussistenti ai cittadini? Solo questa consapevolezza potrà farci fare il primo passo per liberarci dalle catene, altrimenti continueremo ad essere schiavi felici perché ogni tanto una mollica cade dalla tavola del padrone e lenisce momentaneamente la nostra privatissima fame. A noi la scelta.


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