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Rimozione sistematica da prima della Nakba
di Emma Buonvino
I villaggi palestinesi distrutti prima della Nakba (prima del maggio 1948)
La Nakba non inizia il 15 maggio 1948.
Inizia anni prima, e accelera in modo sistematico dal 1947, quando il progetto sionista passa apertamente dalla colonizzazione alla pulizia etnica pianificata.
Già prima della proclamazione dello Stato di Israele, decine di villaggi palestinesi erano stati svuotati, distrutti o resi inabitabili attraverso:
attacchi armati da parte di Haganah, Irgun e Lehi
massacri mirati per terrorizzare la popolazione
demolizioni deliberate
assedi e blocchi alimentari
espulsioni forzate.
Storici israeliani come Ilan Pappé parlano apertamente di una strategia coerente:
non conquistare territori con la popolazione dentro, ma senza la popolazione.
Quanti villaggi furono distrutti o svuotati prima del 1948?
I dati variano leggermente a seconda delle fonti, ma il quadro è chiaro:
Circa 200–250 villaggi palestinesi furono attaccati, svuotati o distrutti prima del maggio 1948.
Il piano culmina nel Piano Dalet (Plan D), approvato nel marzo 1948, che autorizzava esplicitamente:
espulsione degli abitanti
distruzione dei villaggi
uccisione o incarcerazione dei resistenti.
Villaggi come Deir Yassin, Balad al-Shaykh, Sa‘sa‘, Abu Shusha, Qisarya, Tantura (attaccato poco dopo) diventano messaggi di terrore: quello che accade a uno può accadere a tutti.
Quanti palestinesi furono uccisi prima della Nakba?
Anche qui, le cifre ufficiali sono spesso minimizzate. Le stime storiche più accreditate parlano di:
Circa 3.000–5.000 palestinesi uccisi prima della proclamazione di Israele.
Molti di questi erano civili, inclusi donne, bambini e anziani.
Diversi massacri furono deliberatamente resi pubblici per diffondere il panico.
Il massacro di Deir Yassin (aprile 1948), con oltre 100 civili uccisi, ebbe un impatto devastante:
non solo per le vittime, ma perché accelerò la fuga di intere regioni.
Quanti palestinesi furono cacciati dalle loro case prima del 1948?
Prima ancora che Israele esistesse formalmente, circa 300.000–400.000 palestinesi erano già stati costretti a fuggire.
Fuggivano da:
attacchi diretti
voci di massacri (spesso vere)
distruzione delle case
ordini di evacuazione imposti con la forza.
Quando nel 1948 la guerra si estende, il numero totale salirà a circa 750.000 profughi, ma la metà era già stata espulsa prima.
Un punto fondamentale: non fu una fuga “volontaria”.
La narrativa secondo cui i palestinesi se ne sarebbero andati “per paura” o “su invito dei leader arabi” è stata smentita da decenni di ricerca storica, inclusa quella israeliana.
I villaggi venivano circondati, bombardati, attaccati di nottem distrutti per impedire il ritorno.
Dopo l’espulsione le case venivano rase al suolo, i nomi cancellati, i terreni assegnati a nuovi coloni, gli archivi palestinesi distrutti o confiscati.
Conclusione
Prima ancora che la Nakba avesse un nome
centinaia di villaggi palestinesi erano già stati cancellati, migliaia di civili erano stati uccisi, centinaia di migliaia di persone erano già diventate profughi.
La Nakba non è stata un “effetto collaterale” della guerra.
È stata la condizione necessaria per la nascita di uno Stato costruito sulla rimozione sistematica di un altro popolo.
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