Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
24 gennaio 2026
tutti gli speciali

Rischiare la vita o andarsene
di Dalia Ismail

Medici Senza Frontiere, sotto enormi pressioni da parte di Israele, ha deciso di fornire al governo israeliano i nomi dei propri operatori palestinesi per poter continuare a operare a Gaza e ricevere fondi.

Persone più razionali e meno emotive di me sostengono che fosse una scelta necessaria per continuare a lavorare sul campo. Per me, invece, è una linea che non andava superata.

Piuttosto che esporre i propri operatori – già uccisi in diversi casi, tra cui Hassan Suboh, una persona a me vicina – MSF avrebbe dovuto andarsene e rafforzare da fuori gli ospedali e le ONG palestinesi.

È ovvio che chi opera in un territorio deve interagire con le autorità che lo controllano, ottenere permessi e sottostare a regole. Ma oltre una certa soglia non si parla più di compromesso necessario e realista, bensì di complicità. È anche per questo che organizzazioni come Croce Rossa, Save the Children, agenzie ONU e a volte Amnesty nominano i crimini ma non i carnefici: per poter continuare a operare in contesti come la Palestina senza subire ritorsioni.

Il dibattito sull’umanitarismo internazionale è esattamente questo: fino a che punto ha senso accettare compromessi con un potere che produce violenza estrema pur di “continuare la missione”? Dire che “non c’erano alternative” descrive un vincolo reale, ma non elimina la responsabilità politica ed etica della scelta.

Durante il mio master di ricerca questo è stato uno dei temi centrali di studio e, dopo aver letto e ascoltato molte prospettive, la mia conclusione resta la stessa: se per operare bisogna essere troppo complici, la cosa giusta da fare è farsi da parte e usare i fondi per sostenere ospedali e ONG locali.

È per questo che guardo con sospetto molte organizzazioni internazionali e anche certi volontari che partono per fare esperienza, rafforzare il CV o sentirsi utili: bisogni che non hanno nulla a che fare con quelli dei locali. Questo non significa che le missioni internazionali non servano mai: va valutato caso per caso, esistono anche piccole ONG che fanno un lavoro importante e si schierano politicamente.

Ma quando il prezzo è la vita dei tuoi operatori, per me la risposta è una sola: te ne vai. E per chi dona: meglio sostenere direttamente le persone, gli ospedali e le realtà locali, piuttosto che grandi organizzazioni che fanno troppi compromessi pur di essere ovunque.

VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA


per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale