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Fact checker censurano le opinioni di Barbero: andazzo preoccupante
di Paolo Mossetti
Non sono sempre d'accordo con Alessandro Barbero, e con i toni che usa nelle sue intemerate (anche quando sembra farla un po' troppo semplice sull'Ucraina) ma adesso tutto questo è irrilevante.
Il fatto che il video, diventato virale, sul perché voterà "No" al referendum sia stato oscurato da Meta su Facebook è grave, soprattutto per le sue implicazioni e per i doppi standard che avalla. Dovrebbe ammetterlo anche quel progressimo che ha pensato per diversi anni di avere questi dispositivi dalla sua parte.
«Informazione falsa: esaminata da fact-checker di terze parti», si legge. Le terze parti questione sono il quotidiano Open, che tra parentesi ha tra i suoi collaboratori anche uno che si fa chiamare sui social Fabio De Bunker (controllate pure) e che così conclude: «Attraverso il video si potrebbe pensare che una vittoria del ‘Sì’ comporterebbe un aumento del potere del governo sulla magistratura, fino a evocare scenari autoritari e un ritorno a un modello fascista. Di fatto, contiene affermazioni che risultano fuorvianti».
È a tutti gli effetti, un fact-checking sulle opinioni. Che, come dicevamo già nel caso del ddl Delrio e della critica a Israele, in una società libera e sana dovrebbero poter restare sensazionaliste, apocalittiche o persino irragionevoli.
Così come sono quelle di tanti altri opinionisti legati a cause più "potabili", che non vengono mai, mai oscurati: quelli che parlavano di «scudi umani» per giustificare la mattanza a Gaza, di Onu complice nella carestia nella Striscia o, per restare nello scenario ucraino, di truppe russe prima ridotte al lumicino, ma allo stesso tempo capaci di arrivare a Lisbona (garantisce il think tank assolutamente imparziale di turno).
Mesi fa qualcuno ha prodotto un video con l'AI in cui a Barbero venivano fatte dire, a proposito della guerra in Ucraina e del riarmo, le banalità massimaliste che gli autori volevano che dicesse. Ci fu, anche a sinistra, chi difese l'operazione teppistica dicendo che lo scandalo non era la porcata fatta virtualmente, ma le vere parole di Barbero.
Proviamo ad andare oltre il nostro rancore personale e la nostra emotività per cogliere la pericolosità di questo andazzo.
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