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Cominciate a piacermi
di Elisa Fontana
Certo, possiamo dare la colpa di quanto sta accadendo in giro per il mondo all’internazionale fascista che opera senza sosta, ai ricchi che si tengono stretti i loro privilegi e ne vogliono ancora e ancora e ancora, al disimpegno dell’uomo medio che cerca un bersaglio facile alle sue frustrazioni e alla sua povertà, alle cavallette, alle inondazioni, all’invasione degli extraterrestri. Tutto vero, tutto condivisibile, tutto perfetto nella sua drammaticità.
Poi il fermo immagine. E il fermo immagine è quello di uno scricciolo di 5 anni prelevato a scuola e arrestato dai nazisti dell’ICE per stanare i genitori, probabili immigrati illegali con degli intollerabili nomi ispanici. Sì, certo se ne è parlato sui quotidiani un paio di giorni, ma siamo andati serenamente oltre.
Io non so davvero cosa aspettiamo, noi del buono, bravo, democratico Occidente a prendere atto non solo più della internazionale fascista, ma della vera e propria torsione antidemocratica e dittatoriale che ha preso la tanto sbandierata patria ed esportatrice di democrazia. Nessuno ha parlato di habeas corpus, di intollerabile sopruso fuori da ogni legalità, a nessuno sono venute in mente le immagini dei bambini del Ghetto di Varsavia brutalmente rastrellati e avviati ai campi di concentramento solo perché ebrei?
Trovate le differenze, se potete, là piccoli ebrei, qui statunitensi di origine ispanica, là i campi di concentramento, qui i campi dove quella immonda Kristi Noem si pavoneggia davanti alle gabbie piene di esseri umani, dopo aver sostenuto in piena audizione al Congresso che l’habeas corpus è un diritto costituzionale che permette al presidente di espellere le persone dagli USA. Con annesse masse di beoti ignoranti che avranno applaudito estasiati, ovviamente, che finalmente ci fosse qualcuno pronto a fare pulizia.
Ora, io non voglio nemmeno pensare cosa sarà passato dalla mente di quel bimbo che all’uscita della scuola invece che il papà o la mamma ha trovato i delinquenti dell’ICE, non voglio nemmeno pensare al suo terrore, alle cicatrici dell’anima che gli rimarranno, al destino che avrà insieme ai suoi, alla sua vita scaravoltata senza un perché e senza alcuna legittimità in un attimo.
No, penso alla commozione generale quando si parla dei campi di concentramento, quando si guardano le montagne di scarpette appartenute a bambini brutalmente gasati, ai pellegrinaggi laici ai campi di concentramento, ai “mai più” gridati 80 anni fa. E guardo la foto di questo bimbo, arrestato qui ed ora che ha frantumato tutta la nostra sesquipedale ipocrisia, perché a noi di quel bambino non ci interessa nulla, pubblichiamo la foto, ma andiamo avanti, abbiamo tante cose da sbrigare.
Dobbiamo ricevere con tutti gli onori il mandante di quell’arresto, sentirne immobili i suoi sproloqui per ore, dirci sollevati se per questa volta non ci invade, permettergli di mettere su una nauseante agenzia di traffici di ogni tipo sulle spoglie di un genocidio tuttora in corso, dobbiamo fare a gara a blandirlo e vezzeggiarlo, per cui, bambino, spostati, per te non c’è posto ma, soprattutto, di te e della tua sorte non ce ne frega niente, peggio per te che sei nato con i genitori sbagliati.
Noi abbiamo i nostri riti, le nostre mostre fotografiche delle montagne di scarpette, i nostri sincerissimi “mai più”, la nostra coscienza è a posto da 80 anni e almeno per i prossimi ottanta. E non date retta a Mauro Biani che nella vignetta su Repubblica di ieri disegna un fuhrer che ammicca sornione e commenta guardando verso di noi “cominciate a piacermi”.
E nei suoi occhi da pazzo non c’è solo il bimbo di Minneapolis, ma anche tutti i bimbi di Gaza.
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