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L'arma della fame
di Emma Buonvino
Morire di fame non è un evento improvviso: è una distruzione lenta e deliberata del corpo.
All’inizio l’organismo consuma le riserve di zuccheri.
Poi brucia i grassi.
Quando anche quelli finiscono, inizia a divorare se stesso: i muscoli si consumano, il cuore si indebolisce, il respiro diventa corto. Il sistema immunitario crolla: infezioni banali diventano mortali.
Le ferite non guariscono.
I capelli cadono.
La pelle si lacera.
Il cervello, privato di nutrienti, smette di funzionare correttamente: confusione, apatia, allucinazioni.
Nei bambini lo sviluppo si arresta, i danni diventano permanenti.
Negli adulti gli organi iniziano ad andare in crisi uno dopo l’altro: fegato, reni, intestino.
Alla fine il corpo non riesce più a mantenere la temperatura, il cuore si ferma.
Questa non è una carestia naturale.
È fame imposta.
A Gaza Israele usa la fame come arma: blocca cibo, acqua, medicine, sapendo esattamente cosa provoca nel corpo umano.
È una forma di tortura di massa, una condanna a morte lenta, visibile, documentata.
Non è “danno collaterale”.
È una scelta politica.
Ed è un crimine.
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