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22 gennaio 2026
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Verso lo sciopero dei porti contro le guerre
di Viola Fiore

I portuali di Genova, Livorno, Ravenna e altre città italiane - come quelli di atene e Sidney - sono stati fra i più solerti oppositori del genocidio non permettendo lo sfruttamento del loro lavoro per caricare e scaricare le navi con strumenti di guerra destinati a Israele.

A Livorno, i portuali - con in prima linea i sindacati di base - hanno tenuto assemblee ricorrenti a tutte le ore per impedire - riuscendoci - l'attracco di una di questa navi.

I camalli di Genova sono stati anche fra i primi sostenitori della Flotilla per Gaza, raccogliendo - in una gara di solidarietà che ha visto coinvolta l'intera città - generi alimentari e di conforto da portare nell'enclave sotto assedio.

Il 23 gennaio si terrà “I Portuali non lavorano per le Guerre”, assemblea nazionale indetta da Unione Sindacale di Base in preparazione della giornata internazionale di sciopero dei porti del 6 febbraio: i lavoratori portuali chiamano alla lotta contro guerre e riarmo, verso lo sciopero internazionale dei porti del 6 febbraio.

Sarà un momento di confronto e di dibattito aperto al contributo delle forze e di quei movimenti con i quali i portuali hanno costruito le grandi giornate di sciopero generale del 22 settembre, del 3 ottobre e del 28 novembre, ma anche a tutti coloro che vedono in questo appuntamento il possibile rilancio del percorso di solidarietà nazionale e internazionale contro le guerre, il genocidio, il nuovo imperialismo, lo sfruttamento del lavoro e la battaglia contro i migranti.

All'assemblea parteciperanno con loro interventi e contributi alcune delegazioni sindacali dei lavoratori e lavoratrici portuali che hanno chiamato la giornata del 6 febbraio oltre a USB - Grecia, Paesi Baschi, Marocco e Turchia - oltre al sindacalista Amazon Chris Small dagli Stati Uniti. Al momento, inoltre, hanno dato conferma a contribuire all’assemblea Emiliano Brancaccio, economista, Angelo D'Orsi, storico, e Alessandro Volpi, storico e studioso delle dinamiche economiche.

Mai come in questo momento, dove i governi sono guidati dalla dottrina di aggressione, sfruttamento e rapina del lavoro, dell'ambiente e delle risorse naturali, i lavoratori si pongono con forza come elemento che rifiuta la guerra come unica prospettiva: lo fanno dentro la costruzione di una rete di solidarietà internazionale sempre più ampia e coraggiosa.

Il 6 febbraio - dicono gli organizzatori - "non sarà il punto di arrivo, ma un altro passaggio di una lotta sempre più estesa e collegata tra i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo, per fermare le guerre e dare un futuro a tutti noi".



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